
Nella solennità di Tutti i Santi padre Placido, partendo da alcune parole del Papa, ha ricordato che Dio ci ha indicato la via maestra della santità nell’Eucaristia e ha invitato a non disertare la Messa, anche nel ricordo dei defunti, che proprio nella morte e risurrezione del Cristo hanno raggiunto la luce eterna. Ecco le parole del parroco:
“Questa mattina Papa Leone ha ricordato che ‘la santità non è un privilegio per pochi, ma è una vocazione universale che interpella ciascuno di noi lì dove viviamo’. Tutti siamo chiamati a essere santi e in fondo possiamo tradurre queste parole dicendo che tutti siamo chiamati a essere noi stessi.
Però essere pienamente noi stessi significa trascendere noi stessi, andare al di là di noi per aprirci al dono di Dio: solo una creatura che si apre al dono di Dio diventa pienamente se stessa. Infatti prescindere da Dio vuol dire prescindere dalla verità della propria esistenza. Allora è bello questo angelo che vede l’apostolo nel brano dell’Apocalisse che abbiamo ascoltato: ‘Io, Giovanni, vidi un altro angelo che gridava a gran voce’… oh, se potesse venire un angelo a gridare a gran voce a questa generazione! Se potesse venire e gridare: Dio c’è! Non si è accorciato il braccio di Dio! Non ha consegnato ancora la terra a questi quattro esaltati che pensano di poter vendere e comprare tutto, persino la vita della gente! Dio è il vostro destino eterno!
E quest’angelo potrebbe mostrarci le schiere di fratelli e sorelle che hanno trovato il compimento della propria esistenza. Noi alle volte li piangiamo e certamente certe separazioni sono tanto dolorose; però non dobbiamo perdere la certezza che essi sono nella luce e oggi noi siamo qui a proclamare proprio questa verità nella quale crediamo con tutti noi stessi: la vita non si spegne nel nulla, la vita terrena non arriva alla sua fine, bensì arriva al suo fine, al suo scopo.
L’apostolo Giovanni chiede: chi sono questi? ‘Essi sono coloro che sono passati dalla grande tribolazione e hanno reso candide le loro vesti nel sangue dell’Agnello’. La vita è necessariamente anche fatica; ma non spaventiamoci, non pensiamo che Dio ce l’abbia con noi. Infatti è inevitabile che ci sia una parte di sofferenza e il buon Gesù ce l’ha detto: fratello, sorella, amico, figlio, prendi la tua croce, non aver paura, io sono con te, anche quando la croce ti sembra quasi insopportabile. Quello che dobbiamo fare è percorrere la via dell’Agnello: è lui che ci santifica, è lui che ci apre la strada, non i nostri meriti, non le nostre preghiere, ma solo la via santa dell’Agnello.
E qual è la via santa dell’Agnello? È la stessa via del Pane, è la via del consacrare il Pane e il Vino, è partecipare all’Eucarestia e così affidarsi alla santità di Dio. Non disertate la via dell’Agnello! Non disertiamo la strada maestra che Dio ha posto per la nostra salvezza! Sarebbe presuntuoso! Davvero, facciamo un atto di umiltà, affidiamoci: se il Signore ci chiede di frequentarlo nella Parola e nell’Eucaristia vedrete che poi troveremo la forza di frequentarlo anche nei poveri e dove c’è bisogno di una mano, di frequentarlo quando le cose non vanno tanto bene e di non perdere la speranza, perché l’Agnello ci dà la forza. Dio ha scelto la creatura più umile per dirci di non avere paura.
Eccoci alla via del Pane, eccoci alla via dell’Agnello. Ognuno senta nel cuore che immergiamo i nostri cari in questo mistero, in questo amore che Gesù ci ha testimoniato morendo e risuscitando dai morti: noi li immergiamo in questo lavacro di purificazione e siamo certi nel cuore che il Signore li ammetterà nella sua luce e nella sua misericordia. Preghiamo bene, non sprechiamo questa occasione di essere qui a celebrare in così tanti: salga da qui un canto di lode e di benedizione per tutti i nostri cari defunti che abbiamo amato in vita e che ameremo in modo incredibile quando saremo uniti a loro nella vita eterna”.













