
Di seguito il testo completo dell’omelia tenuta da padre Placido nella XVIII Domenica del Tempo Ordinario; la liturgia proponeva soprattutto letture incentrate sul pane del cielo (Es 16,2-4.12-15; Sal 77; Gv 6,24-35) e su questo tema si è concentrato il parroco, per rivelare che il pane del cielo è ben di più di quanto potremmo pensare inizialmente.
“Sorelle fratelli cari, anche oggi prendiamoci qualcosa di nutriente, e oggi lo diciamo ancora più a proposito, visto che nelle letture si parla di pane, pane che scende dal cielo, cibo misterioso che viene raccolto nel deserto, in un luogo inospitale, ed è messo insieme un po’ per volta, quanto basta per quel giorno, perché non lo si può conservare in quanto il giorno dopo è già ammuffito.
Questo pane in realtà sembra avere tanti sapori in base al bisogno che tu hai in quel momento: così gli antichi padri descrivevano in fondo la manna. Ma che cos’è questo pane che discende dal cielo? Una facile risposta, un po’ superficiale, dice che c’è il pane che mangiamo a casa tutti i giorni e poi c’è quello di cui ci nutriamo quando andiamo in chiesa e facciamo la Comunione: solo questo sarebbe il pane del cielo.
Tuttavia quando Gesù parla in questo Vangelo non ha ancora istituito l’Eucaristia, non è ancora giunto il Giovedì Santo, eppure già dice di cercarlo questo pane del cielo. Dunque è un pane che va cercato tutti i giorni. Anche oggi siamo arrivati a sera, abbiamo vissuto un’altra giornata, e ognuno di noi potrebbe raccontare cosa c’è stato di bello e di brutto e di faticoso e di gioioso. Ma siamo anche consapevoli che ognuno di noi oggi ha raccolto delle cose buone: un momento di ascolto, un momento di riflessione, una breve preghiera, un gesto di bontà, il lavoro necessario: ogni giorno raccogliamo il pane dolce, raccogliamo cose importanti.
Il pane del cielo allora è un atteggiamento, è questo che Gesù ci raccomanda, perché senza questo atteggiamento non riconosciamo nemmeno la santità dell’Eucaristia. Con questo atteggiamento invece persino il pane che mettiamo sulla mensa a ogni pasto diventa importante, diventa un momento sacro. Come è importante che capiamo che tutto il pane viene dal cielo! Se non ci fossero l’acqua, la luce, il calore del sole noi non avremmo nemmeno niente da mettere sotto i denti; ma se non ci fosse l’acqua della grazia, la luce e il calore che vengono da Dio, dalle sua Parola, ci chiederemmo anche cosa ci stiamo a fare in questo mondo.
Sorelle e fratelli cari, questo è il pane che va raccolto ogni giorno: la consapevole e benedicente adesione alla volontà di Dio! Anche quello trascorso non è stato un giorno banale: alle volte arriviamo a sera e ci chiediamo che cosa abbiamo fatto durante la giornata; certo va bene, ma la prima domanda è che cosa ha fatto Dio per me oggi, quale occasione mi ha presentato, quali cose buone mi ha offerto: ho avuto l’aria da respirare, persone da incontrare, cibo per poter continuare il mio pellegrinaggio. Ecco allora anche oggi il pane che viene dal cielo!
Gesù in fin dei conti con le sue parole risponde a una domanda che apparentemente non è stata posta, perché vuole suscitare il desiderio e dirci: sono io il pane che stai cercando, sono io che ho questa risposta definitiva, mite, umile, al bisogno che hai nella tua esistenza. Chiediamo questa capacità, una capacità che va presa e poi insegnata: siamo tutti discepoli, ma siamo già tutti, uniti a Lui, anche maestri nel modo di stare al mondo: cosa stiamo insegnando a chi viene dopo di noi? Che questa vita è tutto un correre, un prendere, un arraffare più che si può? Che il primo compito è quello di accaparrarsi il pane che poi subito ammuffisce? Oppure c’è un atteggiamento profondo, che viene dagli insegnamenti di Dio?
Davvero ogni momento può essere raccolto e diventare nutrimento. Chiediamo al Signore che ci aiuti ad avere questa apertura e dilatazione del cuore, cioè luce per saper vedere e gustare il pane del cielo!“