
Nel brano di Vangelo della Sesta Domenica del Tempo Ordinario Gesù proclama le famose beatitudini davanti a una «gran folla di suoi discepoli» (Lc 6,17). Partendo da questa breve ma interessante nota dell’evangelista Luca, il parroco ha sviluppato la sua riflessione. Ecco la trascrizione dell’omelia di padre Placido:
“Siamo riuniti qui, come quelli che il Vangelo definisce discepoli, la grande moltitudine di gente che seguiva Gesù. Il Vangelo li chiama discepoli, dal latino disco, cioè ‘imparo’, perché sono persone che andavano dietro a Gesù per imparare qualcosa di buono, perché sentivano che con lui stavano bene. Come sarebbe bello che anche noi, quando preghiamo, quando ascoltiamo la Parola, sentiamo che siamo discepoli, che siamo con lui, e ci stiamo perché sentiamo che ci vuole bene, che ci aiuta e ci incoraggia.
La vita spirituale è difficile e faticosa, ma non perdiamoci mai d’animo: il Signore ci libera! Allora prendiamoci questa beatitudine, questa espressione di Gesù: «alzati gli occhi» Gesù vede quelle persone e cosa gli dice? «Beati voi»: siete fortunati, siete benedetti, siete amati da Dio, siete beati! Prendiamocela anche noi questa beatitudine, come unguento che viene dal Maestro e fa rifiorire in noi la speranza, la serenità, la determinazione: avanti, questa è la strada giusta!
Il Maestro ci incoraggia, ma come sempre il Maestro anche insegna. Cosa insegna? Ci insegna che questa beatitudine non è legata al fatto che ci sentiamo a posto, che abbiamo fatto tutto bene, che non abbiamo mai peccato, che siamo persone ragguardevoli: no! Il Maestro non ci ha insegnato questo, anzi: il Maestro è vicino proprio a quella parte di noi che è più affaticata, più sofferente, più timorosa. E allora dice a ognuno di noi: beato tu nella tua povertà!
Come siamo poveri! Ti guardi allo specchio e dici: sei proprio un poveretto! Dai, forza, che questa povertà è amata e benedetta da Dio! Anche la fame è benedetta da Dio, perché quando hai fame diventa così evidente che non ti basti, che non sei autosufficiente, che non sei Dio, che sei un’umile creatura! E tutti quelli che hanno più fame di noi sono beati perché ci ricordano la gioia di condividere, di dare risposta a questa fame, perché beatitudine è quando condividiamo col povero che ha fame e che magari quel giorno mangerà perché noi ci siamo tolti qualcosina, perché abbiamo fatto un po’ di carità.
Beata quella parte di te che piange! Da cosa nasce questo pianto? Diventando grandi ci siamo fatti scrupolo di piangere; e invece c’è un bimbo dentro di noi che ancora soffre, alle volte piange, qualche volta fa anche i capricci; allora devi consolarlo: forza, affrontiamo anche questo e lo supereremo! Dovremmo essere un po’ più teneri con noi stessi: questo bambino va preso per mano, bisogna incoraggiarlo. Beato te quando sperimenti questa povertà, questo bisogno che ti fa addirittura lacrimare: stai tranquillo, Dio ti è vicino!
Questa beatitudine allora non riguarda qualcuno fra noi che è riuscito, che sgomita; riguarda la nostra parte povera, indifesa, nascosta, quella che facciamo fatica ad ammettere persino a noi stessi. Beata questa povertà! E beato tu che a differenza degli altri apprezzi la mia povertà, il mio pianto, la mia fame!
Ma attenzione, perché ci sono anche i guai: il cammino spirituale è fatto anche di paracarri, perché se vai fuori strada ti fai male. Non dobbiamo essere ingenui, dobbiamo avere uno sguardo anche sulla realtà. E la realtà è che il mondo sembra diventare matto per essere ricco e sazio: guai! Come dobbiamo rivedere le nostre mappe! Ogni tanto bisogna fare l’aggiornamento delle mappe, perché se segui uno stradario sbagliato vai fuori strada; allora attenzione alle mappe del mondo e alle mappe che ci fornisce il nostro Signore.
La via è quella di ascoltare la tua piccolezza, la tua povertà; ascolta e stai attento, perché i ricchi non sono fuori, sono dentro di te: hai in te la voce che ti dice di approfittartene, che è felice che sia toccato a lui e non a te, che pensa di essere a posto… sono voci che abbiamo dentro e a cui noi diciamo: sta’ zitto! Ai demoni Cristo comandava di tacere!
Ognuno senta questa benedizione: nessuno esce di chiesa senza essere stato proclamato beato dal Cristo e succede perché siamo venuti qui, come accaduto a quelli a cui per primi Gesù rivolse queste parole, perché quelli avevano lasciato tutto ed erano andati dietro al Cristo. Non è la stessa cosa essere qui o non esserci. Oggi ognuno di noi si porti a casa questa beatitudine e trovi conforto e continui con decisione il suo santo viaggio!“.