
Da qualche anno, la Terza Domenica del Tempo Ordinario, per volere di Papa Francesco, è anche la Domenica della Parola di Dio, cioè un giorno in cui la Chiesa è invitata in particolar modo a meditare sul dono immenso, appunto, della Parola. Su questo ha allora incentrato l’omelia il parroco, legando la celebrazione anche alla ricorrenza, avvenuta a Revò, di due coppie di sposi, Romedio e Bruna e Massimo e Veronica, che hanno festeggiato con la Messa rispettivamente il 60° e il 40° anniversario di matrimonio. Per questo il parroco ha legato il tema della Parola a quello dell’amore e della fedeltà; ecco la parola di Padre Placido:
“Oggi è la Domenica della Parola: Papa Francesco ha voluto che almeno una volta all’anno ci fermassimo a riflettere sul valore della Parola, il grande dono che Dio ci ha fatto, non solo creandoci, ma anche parlandoci. La nostra stessa esistenza è legata alla Parola: ‘Dio disse e fu fatto, Dio chiamò le stelle ed esse risposero: eccoci; Dio chiamò le piante e gli animali ed essi dissero: eccoci’. L’esistenza è risposta a una Parola di amore che ti chiama a esserci. E infatti alla fine Dio chiamò anche l’essere umano e non solo lo chiamò, ma in questo caso lo plasmò e soffiò in esso lo Spirito divino.
Questo essere, creato a immagine e somiglianza di Dio, divenne ben presto un essere in due forme: ‘Maschio e femmina li creò, a immagine di Dio li creò’. E da allora abbiamo l’onore, ma anche l’onere, come razza umana, di dimostrare la somiglianza con Dio. Ebbene, se c’è un campo, un ambito, una vocazione in cui mostrare questa somiglianza, questo avviene quando Dio, volgendo lo sguardo come fece sul primo uomo e sulla prima donna, chiama di nuovo un uomo e una donna a una santa unità, a fare sì che i due non siano più due, ma mostrino l’unità di Dio in una sola nuova realtà. Questo è l’annuncio di Dio sull’amore umano: che due siano uno, perché mostrino la santa unità del nostro Dio, che in tre persone rivela un amore unico, totale e infinito.
E questo annuncio oggi ha bisogno di essere nuovamente affermato, la Parola dev’essere efficace, e per farlo ha bisogno di silenzio: se non c’è silenzio non c’è parola che possa colpirci al cuore. Ma il silenzio non è solo assenza di rumori: quando c’è assenza di rumori la parola può arrivare all’orecchio, ma quando c’è assenza degli ego, è allora che la Parola scende nel cuore. Non dimenticatelo: il silenzio dai rumori è la prima condizione perché la parola sia udibile, ma soltanto quando, vigilando, mettiamo da parte tutti i nostri ego, allora finalmente la Parola prende la via fino al cuore e noi diventiamo finalmente responsabili di quella Parola, cioè respons-abili, cioè in grado di dire il nostro ‘eccomi’.
Questi sono tempi faticosi: gli ego scorrazzano a destra e a manca. E per ego intendo l’io superbo che si contrappone a Dio e trova nelle cose, nel potere, nel denaro, e alle volte anche in una sessualità disordinata, motivo di vanto e di apparenza. La Parola dell’amore è la Parola che più di tutte va accolta in silenzio (mentre oggi c’è un enorme pettegolezzo e chiacchiericcio, che impediscono spesso di ascoltare…). Attenzione: noi cristiani dell’amore non abbiamo una visione manichea e bigotta: no! L’annuncio di Dio sull’amore umano è liberante e bellissimo, ma anche estremamente impegnativo, perché dove Adamo ed Eva non sono più due, ma uno, lì si realizza la perfetta somiglianza con Dio: li fece a immagine di Dio, come a dire che dalla loro unità emerge più chiaramente il volto di Dio. Allora, all’interno della comunità cristiana, dove si vede questo volto di amore? Non certo nel clero, bensì nelle famiglie, nelle persone che si vogliono bene, nella loro pazienza quotidiana, nella capacità di ripartire sempre, di volersi bene, di perdonarsi: lì si mostra il volto di Dio.
Allora questa è la Domenica della Parola che sta alla base dell’amore, l’amore che nutre, l’amore di una coppia capace di ascoltare le parole giuste. Come fa una coppia a vivere bene l’amore se in mezzo c’è sempre il rumore, il chiasso, se gli ego scorrazzano di qua e di là, se c’è una continua contrapposizione? Come fa una coppia a vivere bene l’amore se ognuno dei due non si impegna seriamente a essere discepolo della Parola? Il Signore non vi ha messo insieme per togliervi la responsabilità personale, ma affinché ognuno trovi un motivo in più per essere la miglior persona possibile, perché se ami l’uomo e la donna che hai accanto, allora vuoi dargli e darle il tuo sé nella forma migliore, vuoi diventare la miglior persona possibile, perché hai tanto di bello e buono da donare.
Questa è una via di santità, è una via impegnativa, una via nella quale bisogna certo umiliarsi e chiedere l’aiuto di Dio ogni giorno, ma una via che porta alla perfezione dell’amore, nella quale i coniugi si santificano. E allora il lieto messaggio di Dio parla di un amore che inizia qui per non fermarsi mai più: ciò che voi avete celebrato sulla terra è stato benedetto e sarà ricompensato in cielo. Per questo dico grazie alle nostre due coppie di coniugi che oggi festeggiano il 60° e il 40° di matrimonio: sono belle le coppie giovani, i fidanzatini; ma quando si vede una coppia che ne ha passate tante e che è ancora lì, centrata sul volersi bene, che meraviglia! Quella è proprio vera fedeltà! Con tutti i suoi limiti, certo, e abbiamo già detto che bisogna perdonarsi, bisogna incoraggiarsi, bisogna accogliersi ogni giorno. Ma è la vera fedeltà, è la fedeltà di Dio, che nonostante tutte le nostre miserie ci spinge a stare insieme, perché portiamo frutto e il frutto rimanga.
Cari sposi, oggi, con le vostre famiglie, con tutti coloro che vi vogliono bene, noi tutti vi ringraziamo per questa storia di fedeltà. E come si diceva una volta: ad multos annos! Avanti sempre, senza paura, con l’aiuto di Dio e col bene che vi vogliono i vostri cari e con l’aiuto indispensabile della Parola, che sempre ci incoraggia, ci accompagna e ci benedice!”.