
Nella solennità dell’Ascensione, domenica 21 maggio, si è celebrata la Prima Comunione di sedici bambini dell’Unità Pastorale; padre Placido nell’omelia ha quindi parlato a loro, ma ovviamente, come sempre, le sue parole valgono per tutti. Eccole:
“Care bambine e cari bambini, cari comunicandi, facciamo un piccolo gioco, che in realtà non è un gioco: mettiamo in pratica il Vangelo che abbiamo ascoltato.
Anche noi siamo seduti lì, nell’erba, sul monte: si sta proprio bene! Gesù ci guarda e ci chiede: mi riconoscete? È passato attraverso la croce, ma adesso le sue piaghe sono piene di luce. Bisogna stare attenti a riconoscerlo, perché distrarsi è un attimo: questo Gesù, che adesso desiderate ed è così vicino, se non state attenti ve lo lasciate scappare e finirà per ritrovarsi a camminare da solo, perché questa è la realtà: noi diciamo di volere tanto bene a Gesù, ma poi in un attimo ci dimentichiamo di Lui… Chissà perché in questo mondo gridano tutti più forte di Gesù e sembrano offrire tutti più di quello che offre Gesù! Invece se le persone capissero che seguire Gesù è la più grande fortuna che possa capitare, tutti seguirebbero Gesù!
C’è un momento nella vita in cui questo si capisce, lo si sente: è quando si è bambini. In quel momento si è puri, non ci si chiede quanto costa una cosa e allora, guardando Gesù, tu capisci che Lui è il centro della tua vita. È allora quindi che Gesù parla a noi come discepoli; e cosa dice? A me è stato dato il potere e la forza sia in cielo sia in terra, io sono un amico forte per voi, io ci sarò sempre per voi, non dovete mai dubitare di questo! È necessario sentire che Gesù è un amico fedele, perché verranno giorni tristi e difficili e qualche volta addirittura vi verrà da chiedervi se valga la pena questa vita, se valga la pena fare tutta questa fatica, se valga la pena vivere; anch’io quando celebro capita che abbia tanti problemi nella testa, magari sono successe cose spiacevoli, però nel momento in cui consacro l’Eucaristia sento che c’è Gesù e allora tutto va bene, tutto va bene, tutto va bene!
E poi cosa dice ancora Gesù? Dice una cosa che sembra forse troppo lontana da voi bambini, troppo grande: andate e fate discepoli tutti i popoli e battezzateli. Davvero sembra una cosa troppo grande! E però come può essere che sia troppo grande se poi ha detto che proprio voi bambini siete i modelli dei discepoli? In realtà non sono parole per i preti, ma per tutti: fate discepoli tutti i popoli immergendoli nell’amore di Dio! Pensiamoci un po’: noi ci sentiamo tanto amati da Dio proprio quando un bambino ci guarda con riconoscenza, con gioia, quando i genitori vedono i figli contenti e grati e magari ricevono un grazie o una carezza o un abbraccio: allora sì che ci sembra di sentire Dio! In quei momenti voi bambini avete il potere di immergere nell’amore di Dio le persone che incontrate! Questo è il Battesimo: entrare nell’amore di Dio!
Gesù a questo punto del Vangelo aggiunge: insegnate a osservare ciò che vi ho comandato. Che parole difficili! Non dice di ripetere quello che ha comandato, bensì di insegnare ad osservare quello che ha comandato. Come si fa a insegnare? Alla fine tutta la legge di Dio si riassume in un solo comandamento: volere bene, amare, volersi bene. E volersi bene vuol dire innanzitutto voler bene a se stessi: imparate a volervi bene, perché questo non ve lo insegna nessuno! Dovete volervi bene perché siete preziosi, unici, irripetibili: vogliatevi bene! E dovete volervi bene come vi vuole bene Dio, che vi vuole bene sempre. Alle volte noi adulti vi diciamo: se farai il bravo ti darò questo o quello; noi siamo poveretti e dobbiamo fare così, ma Dio non dice così, Dio dice: io ti voglio bene, quindi cerca di essere bravo.
Questo Vangelo si conclude con un Gesù che sale: è l’Ascensione, che sta all’inizio della nostalgia del cielo. I discepoli cominciano a guardare per aria: perché se ne va? Perché non sta con noi? Sono così dubbiosi che devono intervenire gli angeli: non guardate in alto, dovete piuttosto fare quello che ha detto, cioè vivere bene la vita, che è il dono più grande che vi hanno fatto i vostri genitori. Vivete bene, vogliatevi bene, siate persone autentiche, oneste, sincere. E quando sbagliate non abbattetevi: c’è Gesù che ci aiuta sempre.
Quegli uomini guardavano in su, ma gli angeli dicono: dovete guardare giù, dovete fare la vostra vita. Un caro amico di San Francesco d’Assisi diceva: ho capito che la via di andare in su è quella di andare in giù; nella vita del mondo tutti sgomitano per andare più avanti e salire, invece nella vita spirituale più ti abbassi e più ti innalzi. Dice Sant’Agostino: quando tu ti umili, Dio ti innalza.
E veniamo così al cuore della nostra festa: Dio dà l’esempio abbassandosi nell’Eucaristia. Gli angeli l’avevano detto: tornerà; e così torna ogni volta che il sacerdote consacra il Pane e il Vino, perché lì Dio discende dal Cielo e il Signore Gesù si rende presente. Dice San Francesco: come i pastori a Betlemme vedevano un piccolo bambino e credevano che fosse il Figlio di Dio, così ogni volta che alla Messa vediamo il Pane e il Vino consacrati noi crediamo che sia lo stesso Gesù che si dona. L’Eucaristia è la via che Dio ha scelto per tornare fra noi, ma non solo fa noi: quante volte ho visto tanti di voi servire Messa come chierichetti e spesso ho visto un po’ di tristezza, perché nel momento più bello dovevate tornare al posto, non potevate ricevere la Comunione. Ma l’attesa è stata bella, perché vi ha preparato a ricevere questo dono. Oggi finalmente questo Gesù, che è salito al cielo, scende per voi nel Pane e nel Vino non solo per stare tra noi, ma per stare in noi, per stare dentro di voi.
Per questo è un dono grande questa festa: quel Gesù, che aveva un corpo e viveva in Palestina, era limitato da quel corpo e così, se oggi Gesù fosse ancora fisicamente qui, sarebbe limitato, perché sarebbe in un solo posto. Invece cosa ha fatto Gesù? È entrato in una dimensione spirituale, non è più il Gesù di Palestina, è il Cristo cosmico, è il Cristo che vive in ogni realtà e adesso vive in voi, perché lo possiate sempre sentire vicino. Oggi voi guarderete Gesù non guardando in alto come i discepoli, ma guardando dentro, come coloro che sanno di essere diventati tabernacolo del Signore; in chiesa abbiamo un tabernacolo, ma oggi ne abbiamo tanti quanti siete voi, perché ricevendo Gesù, Egli è veramente presente.
E a questo proposito lasciatemi aggiungere ancora una cosa: ogni volta che un sacerdote, per quanto anziano e povero, riuscirà a celebrare la Messa, tenete presente che è Gesù che consacra, perché la nostra fede ci dice questo: quando il sacerdote consacra è Gesù che si rende presente! E questo miracolo non guardatelo da lontano, come una cosa che accade una volta soltanto: non abbiate paura di chiedere a papà e mamma di andare a Messa, perché, se è meravigliosa la Prima Comunione, bellissima sarà la seconda e la terza e la quarta e quella a cui chi ha la mia età si prepara, l’ultima: quella deve essere la più bella di tutte, quando finalmente ciò che è segno diventerà realtà e saremo in Dio pienamente.
Chissà come Gesù vi avrebbe spiegato bene questo momento! E in effetti non c’è tanto bisogno che ve lo spieghi io, perché lui vi dirà tutto quanto: si tratta solo di accogliere bene Gesù, lasciare spazio a Lui, togliere tutti i pensieri e le preoccupazioni; siete solo voi con Gesù, fategli spazio ed egli vi riempirà della sua gioia e della sua pace!”.