
Nella XXXIII Domenica del Tempo Ordinario il Vangelo presenta la parabola dei talenti e padre Placido nella sua riflessione ha messo in luce come purtroppo il nostro sguardo non sia quasi mai quello di Dio. Ecco le parole del parroco:
“La Parola di Gesù riesce sempre a descrivere la nostra esistenza e la nostra origine e il nostro cammino e il nostro destino eterno: qui noi riceviamo le istruzioni di viaggio e riceviamo anche la consapevolezza di essere in viaggio, provenienti da un’origine divina e avendo come orizzonte la stessa divinità.
Ma ora è il tempo di viaggiare, ora è il tempo di impegnarsi. E il primo impegno è una grande lode, un grande ringraziamento: noi per Dio siamo gente talentuosa, fornita di talento; Dio pensa questo di ognuno dei suoi figli. Purtroppo spesso noi non abbiamo il punto di vista di Dio, non ci sembrano persone talentuose, e quindi meritevoli di rispetto e di vita, quelle massacrate dai terroristi di Hamas; non ci sembrano persone talentuose, e quindi degne di rispetto e di vita, quelle massacrate dallo Stato di Israele con bombardamenti insensati e immorali. Noi ci guardiamo spesso senza avere il punto di vista di Dio e allora cogliamo nemici, cogliamo conflitti, cogliamo motivi di vendetta, proprio là dove invece Dio vede figli talentuosi, dotati di bene, chiamati al bene e alla pace.
È un cammino di sguardo e quindi di mentalità e quindi di cuore quello che necessita questa povera umanità: tutti sono diventati ciechi, incapaci di vedere ciò che Dio vede. E così creiamo continuamente conflitti conflitti conflitti, non siamo capaci di valorizzare ciò che Dio vede nell’altro, cioè un suo figlio, la pace, il bene. Almeno oggi, allora, riconosciamoci così. Nella parabola si parla di cinque talenti, due talenti, un talento, a ciascuno secondo le sue possibilità… non lamentarti di non avere chissà quali doni, vola basso, sii contento di poter condurre una vita serena e felice, perché se tu andassi al tuo Dio anche solo con mezzo talento, ma grato per quello che ti ha dato, ti sarà detto: ‘Figlio amato e benedetto, sei stato fedele nel poco, prendi possesso di molto’. E se anche uno di noi governasse il mondo intero con saggezza, comunque alla fine ci verrebbe detto così: ‘Sei stato fedele nel poco, perché se tu avessi tutti i regni della terra avresti comunque poco rispetto a quello che ti aspetta’.
E invece purtroppo noi a volte per un metro quadrato in più ci azzanniamo… la conversione è cominciare a vedere tutto con lo sguardo di Dio. E dobbiamo partire da noi stessi, esseri talentuosi, capaci di bene, capaci di grandi cose. Affidiamo tutto questo a colei che ha a cuore ogni figlio, la Madre: chi capisce i pregi e le difficoltà se non la Madre? chi riesce a vedere il bene e la capacità dove nessuno riesce se non la Madre? chi è capace di sostenere e perdonare e incoraggiare se non la Madre? Affidiamoci a lei, perché se non cominciamo da noi stessi è inutile invocare pace e giustizia per il resto del mondo.
Ti è stato dato il talento della tua vita e perciò della tua personale esistenza dovrai rispondere. E di questo possiamo e dobbiamo essere profondamente grati a Dio”.