“Se non parti non capirai mai chi sei”

La Quarta Domenica di Quaresima è detta ‘Laetare’ e i paramenti sono rosacei; la gioia è quella del perdono, che Gesù rappresenta nella famosa parabola del Padre Misericordioso, su cui ha riflettuto il parroco, per riportarla come sempre a noi; ecco le parole di padre Placido:

“San Luca è stato definito lo scrittore della mansuetudine di Gesù e questa parabola, che riporta soltanto lui, è stata definita il Vangelo dentro il Vangelo. Perché è una buona notizia questa parabola e allora vogliamo entrare col cuore nella meraviglia di questo insegnamento, che è un insegnamento severo, che chiede di rivedere il nostro modo di pensare, di convertirci a questo Padre così buono.

Lo facciamo con le parole di Paolo, il quale dice: ‘Vi supplichiamo nel nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio’. Questo vuol dire che noi, che siamo qui nella casa del Padre, dobbiamo essere consapevoli che i due fratelli del Vangelo ci appartengono e anche ci assomigliano. Il primo è andato via: dovremmo forse gridare allo scandalo e urlargli che è vergognoso perché è andato via? No! Bisogna andare via, bisogna partire, bisogna uscire dai soliti quattro schemi che abbiamo ricevuto! Per quanto bene ci abbiano voluto, anche i nostri genitori non possono farci vedere la via: tu devi trovare la tua via nel mondo. La Scrittura è piena di gente che deve andare via; ad esempio ad Abramo viene detto: vai via da qui, sennò non troverai te stesso. Si parte non per allontanarsi da sé, ma per ritrovare il proprio sé. Se non parti non capirai mai chi sei.

Lo capiamo bene: non sto dicendo di partire fisicamente – anche se questo di certo aiuta tantissimo; uno può anche stare sempre nel solito posto, però deve viaggiare. E questa parabola è un viaggio e se vuoi il Cristo ti prende per mano e ti mostra la via. E lo fa mostrandoci proprio i due figli della parabola. Il figlio che è andato via è in fin dei conti quello che è più vicino al cuore del Padre, perché impara ad essere vicino al proprio cuore. E quando lo impara? Quando è nel bisogno. Volete evitare ai vostri figli tutti i problemi? Farete loro un pessimo servizio. Lasciate che si misurino con la realtà, lasciate che imparino a vedere le difficoltà, lasciate che facciano fatica, che si trovino un poco nel momento del bisogno. La parabola infatti dice che questo figlio ‘rientrò in se stesso’; si tratta del sé, la cosa più preziosa che abbiamo. Noi viviamo e ci muoviamo alle volte lacerati dagli ego: devo fare carriera, devo fare questo, devo fare quello, quello mi ha superato… gli ego ci massacrano, gli ego stanno massacrando il mondo e oggi figure egoiche, quasi limpide nel loro egoismo, stanno massacrando il mondo e noi li guardiamo e li riteniamo persone importanti… sono schiavi, lontani dalla verità del loro cuore.

Oggi questa parola ci riporta al cuore, ci riporta a noi stessi, per scoprire che proprio lì, quando torni in te stesso, ritrovi l’abbraccio del Padre. E attenzione: non facciamo del mercato, non siamo come quelli che sanno il prezzo di ogni cosa e il valore di niente. Questo figlio ha già pagato il prezzo. Ieri siamo stati con i ragazzi della Cresima alla comunità dei frati a Cles e due signori, 46 e 48 anni, ci hanno raccontato le loro storie: lontani da casa, all’inizio con tanti soldi – e quanti amici hai quando hai i soldi, mentre, finiti i soldi, sono finiti anche gli amici ed è finito tutto. Quando sono tornati a casa avevano già pagato il loro prezzo, quello della solitudine, dell’abbandono, dello stare male fisicamente; invece quello di cui hanno avuto bisogno è stata una casa, qualcuno che li abbracciasse e avesse un po’ di fiducia in loro. E noi ritorniamo a casa quando siamo qui e non è mercato, cioè non possiamo dire a chi torna che deve fare questo e quello: se dici che sei credente queste cose te le dirà il Padre tuo in quell’abbraccio e ti dirà lui cosa devi fare.

E cosa fa il Padre? Il Padre anzitutto taglia corto: suo figlio aveva preparato la sua confessione e il Padre non gliela fa neanche fare! Assomiglia proprio a noi preti, che chiediamo: quante volte? dove eri? con chi eri? cosa hai fatto? Ma facciamola finita! Non siamo mica contabili! Non ci siamo mai vergognati di fare queste domande in confessione? Questo Padre sembra dire: presto, smettila di dire scemenze, non mi interessa questa confessione! E fa portare il vestito più bello, perché quando sbagli ti accorgi che sei nudo; e gli mette l’anello al dito con il sigillo, a dire che è pienamente figlio; e gli fa indossare i sandali ai piedi, perché era scalzo da tempo e aveva sofferto troppo, mentre così ha di nuovo modo di camminare agevolmente nella casa del Padre.

E poi c’è l’altro figlio, che è proprio una sofferenza: alle volte sentirsi a posto e perfetti ci rende bugiardi. E infatti il figlio maggiore accusa il Padre di non avergli mai dato nemmeno un capretto, quando invece all’inizio della parabola Gesù aveva raccontato che il Padre aveva diviso tra loro le sue sostanze, dando metà a un figlio e metà all’altro; e ora invece il figlio maggiore lo accusa di non avergli mai dato niente. Ma il Padre non gli rinfaccia questa bugia e invece dice al figlio: tu sei sempre qui con me… oppure no? Chi viene in chiesa è sempre con Dio oppure no? Frequentiamo la Chiesa e poi i criteri che abbiamo in testa li prendiamo dal mondo? Allora diventiamo invidiosi e arrabbiati e mai contenti. Non perché siete così ve lo dico, ma perché è giunto il momento di domandarci dove sono i nostri fratelli e sorelle: com’è che anche tra noi preti ogni tanto ci troviamo e ci diciamo che abbiamo fatto una sola Veglia Pasquale e tutti sono venuti lì e ci si è stati tutti ed erano tutti contenti… ma prima quante Veglie Pasquali facevamo? E allora dov’è finita tutta questa gente che non c’è più? Ma non ci mancano, noi cristiani vogliamo restare quattro gatti pensando che noi che siamo rimasti siamo i migliori? E su quelli che sono fuori non ci interroghiamo? Non è che dipende anche da noi? Abbiamo un fratello che non vuole neanche entrare in casa nostra perché non ci vuole vedere e ci guarda dall’alto con sospetto o disprezzo o delusione e noi che facciamo?

Se qui non ci fosse il Padre buono nessuno si sentirebbe a casa, ma il Padre buono c’è sempre e questa parabola è un esame di coscienza per noi che siamo qui, per trovare il modo di agevolare un ritorno. Sono sempre di più i cristiani che se ne vanno e noi non possiamo restare indifferenti. Il Padre non è indifferente. In un momento di silenzio godiamoci questo abbraccio col Padre, stiamoci dentro per qualche momento e di tutto quello che vi ho detto non trattenete nulla se non che Dio è un Padre buono che vi sta abbracciando“.