“Noi cristiani abbiamo sempre da ringraziare, perché nessuna difficoltà è senza senso!”

Alla sera del 31 dicembre 2020, padre Placido ha celebrato la Messa a Cloz e a Revò, per ringraziare il Signore dell’anno trascorso: “Con una preghiera di benedizione, di lode, di ringraziamento vogliamo chiudere quest’anno”, ha infatti esordito nell’omelia il parroco.

La domanda che sorge spontanea è però, detta senza ipocrisia: cosa c’è mai da ringraziare a conclusione di un anno come il 2020? È proprio quello che si è chiesto anche padre Placido: “Certamente è difficile sentir parlare bene di quest’anno, con tutte le difficoltà in più che senza dubbio ha presentato, e anche col suo carico di sofferenze“. Tuttavia c’è sempre da ringraziare, perché, nelle parole del parroco, “nessuna difficoltà è senza senso“.

Concretamente, “se in quest’anno avessimo maturato anche solo un po’ di consapevolezza, un poco di senso della transitorietà della vita; se avessimo conosciuto un poco di più la dimensione di pensiero indirizzata alla vita altra; se avessimo sperimentato meglio la comprensione verso gli altri e le loro difficoltà; se avessimo sentito lo stimolo di aiutarci, di volerci bene: se fosse accaduto questo, allora tutte le difficoltà che ci ha portato quest’anno non sarebbero passate invano”.

Per comprendere l’anno che è passato, dunque, e capire per cosa è necessario ringraziare, secondo padre Placido bisogna porsi le giuste domande, scegliere correttamente il metro di giudizio: “Ci sono tanti modi per valutare un anno: c’è chi guarda ai profitti e alle perdite, c’è chi guarda al successo. Noi invece guardiamo se solo un poco più di luce ci è entrata nel cuore, se abbiamo acquisito un po’ più di consapevolezza, se abbiamo un po’ più di amore di Dio e del prossimo“. Eccolo il giusto metro di giudizio per valutare un anno trascorso: se infatti la risposta a queste domande è affermativa, “allora quest’anno non sarà passato invano, allora anche quest’anno può essere stato un anno buono, perché ci ha aiutato a crescere nell’unica dimensione che resta: quella dell’amore“.

Di qui, secondo padre Placido, deriva la nostra lode al Signore: “Se in quest’anno è cresciuto qualcosa di buono, benediciamo Dio! Se anche abbiamo quindi dovuto sopportare fatiche e privazioni, benediciamo Dio!”. E poiché il Signore ci ama a tal punto da incarnarsi, e perciò da non lasciarci mai soli, “chiediamogli sempre la forza, anche nei momenti di difficoltà: questo dev’essere il nostro distintivo, di noi che amiamo Cristo, di noi che abbiamo scelto di essere cristiani”.

Il cristiano, infatti, è proprio colui che sa che il Signore non abbandona mai le proprie creature: “Abbiamo questa forza da Lui, solo in virtù del suo amore! Ma questa forza va chiesta umilmente, va accolta con un cuore libero, va benedetta in una preghiera costante“. Sono questi i presupposti da tenere presenti anche, e tanto più, per il nuovo anno che inizia: “Se ricordiamo l’amore di Dio, mettiamo le basi di un anno certamente grande, buono e bello; ma sempre dobbiamo muoverci nell’ottica del Santo Vangelo“.

Ecco dunque l’atteggiamento giusto per affrontare il nuovo anno, imparando da quello che è passato: “Quello che non dipende da noi, affidiamolo a Dio, al suo perdono, alla sua bontà; quello che invece dipende dal nostro impegno, chiediamo la grazia di poterlo vivere al meglio!”.

Di tutto questo, ha sottolineato in conclusione padre Placido, noi abbiamo un esempio luminoso: la Vergine Maria, con la quale concludiamo come sempre un anno e apriamo quello nuovo: “Concludiamo il 2020 nel segno della Madre che magnifica il Signore; apriremo il 2021 nel segno della sua divina maternità: in questo abbraccio materno non abbiamo nulla da temere, ma solo da confidare nella sua grazia e nel suo aiuto”.

Se è così, possiamo davvero dire e chiedere grazie, e cioè rispondere all’appello finale del parroco: “In un momento di silenzio ognuno affidi a Dio l’anno che si chiude e chieda grazie per l’anno nuovo!“.