
“Le letture di oggi, dal profeta Malachia fino alla Lettera agli Ebrei, usano termini importanti: l’angelo dell’alleanza, il fuoco del fonditore, la lisciva dei lavandai, i demoni, le prove… è un mondo al quale facciamo fatica ad accedere, presi come siamo dai nostri quattro problemi quotidiani. Ma Paolo dice che la nostra vera battaglia è al fianco delle potenze celesti e forse la storia di questo mondo andrebbe letta proprio così: il potere terreno che cerca di prevaricare, di spingerci tutti a quell’egoismo che non ci fa più fratelli e sorelle, ma antagonisti, ‘homo homini lupus’, come i latini avevano sintetizzato… e così rischiamo di ritrovarci gli uni contro gli altri; e questa confusione piena di violenza regna anche oggi.
Ma proprio oggi, in questa Messa, una persona anziana, Simeone, ci dà un segno. Simeone non chiarisce torti e ragioni, l’invasione romana da una parte e lo strapotere dei dottori della legge dall’altra; lui non fa altro che entrare nel Tempio e guardare quel bambino; e allora per lui tutto si chiarisce, Simeone sente che ciò che gli era stato promesso, che ciò che lo Spirito gli aveva detto, ovvero che non sarebbe morto prima di aver visto il Messia, tutto questo si compie. È certamente il potere di quel bambino, ma anche il potere di ogni bambino, se abbiamo gli occhi giusti, se sappiamo cogliere il miracolo della vita nascente, della vita che cresce, dei doni del Signore. Simeone trovò la sua pace al punto da lasciarci un cantico che da duemila anni la Chiesa ripete ogni sera nella preghiera di Compieta, prima di andare a dormire: ‘Ora lascia, Signore, che il tuo servo vada in pace’, perché ho visto la tua bontà, la tua misericordia, la tua salvezza, una luce che hai preparato per le genti, gloria che risplenderà in eterno.
Forse è questo il segreto di questa festa. Noi siamo abituati a costruire templi e ormai facciamo anche fatica a tenere in piedi quelli che ci sono… una volta si facevano chiese dappertutto, ma siamo entrati davvero nel Tempio Santo che è l’umanità di nostro Signore? Quel bambino diventa il Tempio, al punto che, una volta cresciuto, dirà: ‘Distruggete il Tempio di Dio e io in tre giorni lo farò risorgere’ e parlava del Tempio del suo Corpo. Questa è la prima conversione: è inutile erigere edifici di pietra se poi non entri nell’umanità del Cristo, cioè se non diventi tu più umano, perché la fede o ci umanizza o non serve a niente; ma ci umanizza in senso pieno, cioè con l’apertura al Trascendente e allo Spirituale, che ci permettono poi di capire angeli e santi e demoni. Però devi lasciarti umanizzare da questo Cristo, che poi nella sua umiltà si fa portare al Tempio di pietra e dice: sto alla porta del tuo Tempio, il cuore umano, e se tu mi apri io verrò e starò con te. Ma solo se gli apriamo, perché il nostro Tempio può anche rimanere chiuso: noi abbiamo dall’interno le chiavi. Apriamo il nostro cuore a chissà quante sciocchezze e rischiamo di lasciare fuori l’autore della vita! Il Signore entra nel tuo Tempio quando sei capace di osservare le cose con serenità, per quello che sono, senza agitarti, senza arrabbiarti, senza lamentarti; e così cominci a entrare nello sguardo di Dio e allora il tuo Tempio è abitato ed è quello il vero Tempio che conta.













