
Nella Seconda Domenica di Quaresima nell’Unità Pastorale si è celebrata la Messa con le famiglie di catechesi e così nell’omelia il parroco si è rivolto in particolare ai ragazzi di quinta elementare, prima e seconda e terza media, presenti appunto alla Messa; ovviamente, però, la sua riflessione vale per tutti e a qualsiasi età. Ecco le parole del parroco:
“Nella prima lettura c’è un uomo, Abramo, che va nel deserto. Domenica scorsa nel deserto c’era Gesù. E anche la settimana scorsa ricordavo che qualche anno fa sono stato in un deserto: andavamo proprio sul monte Sinai e a un certo punto l’autista del pulmino ha detto: adesso ci fermiamo qui, chi vuole può scendere… stando attento agli scorpioni! Io ho fatto qualche passo lontano e mi sono accorto che la cosa più incredibile del deserto è che le stelle fanno luce: non c’era la luna, c’erano solo le stelle, enormi, bellissime, e facevano luce intorno. E mi è tornato in mente questo brano: sono cose accadute quasi tremila anni fa; Abramo, che non poteva avere figli, si lamentava con Dio per questo (e un giorno, cari ragazzi, capirete quanto i figli siano preziosi, quale dono sia per un uomo e una donna avere dei figli… non c’è niente di paragonabile); Abramo dunque si lamentava con Dio di non avere figli e Dio gli dice: Abramo, conta le stelle del cielo se puoi… ne vedi talmente tante nel deserto che è impossibile contarle! Ebbene: più numerosa di queste stelle sarà la tua discendenza! Sono quasi tremila anni che è stata scritta questa parola e la discendenza di Abramo oggi sono tutti gli appartenenti alle tre grandi religioni: Islam, Ebraismo e Cristianesimo riconoscono Abramo come padre e patriarca.
Abramo ci insegna che nel deserto puoi capire chi sei, proprio come Gesù, che nel deserto viene messo alla prova per capire chi è: è forse un uomo che si attacca al potere? È forse un uomo che chiede a Dio di fare miracoli strani perché vuole apparire ed emergere? Nel deserto – e non c’è bisogno di andare nel deserto fisico per capirlo, perché il deserto è ogni volta che ti senti un po’ giù, un po’ stanco… succede e non dobbiamo spaventarci, succede di annoiarsi, succede di non sapere bene cosa fare, succede di essere svogliati e quello è il tuo deserto; ebbene, quando sei nel deserto prova a vedere se c’è qualche stella che ti dà un po’ di luce. Coraggio! La vita è così, la vita ha momenti di deserto, ma oggi nel Vangelo c’è un uomo che va da un’altra parte.
Quell’uomo è Gesù che sale sul monte, il monte Tabor. E su quel monte avviene la Trasfigurazione: le sue vesti divennero sfolgoranti. Gesù in alto ha fatto luce, era luminoso, cioè è passato dalla prova di Satana nel deserto, dalla grande fatica di affrontare il nemico (e i nemici ci sono, ci sono quelli che non ci vogliono bene, ci sono quelli che sono interessati a noi solo per il loro tornaconto… e bisogna stare attenti); Gesù, dicevo, è passato dalla prova del deserto al monte e sul monte Gesù dà un’immagine di sé luminosa, perché – dice il Vangelo – Gesù salì sul monte a pregare. È una cosa incredibile: alle volte noi preghiamo e ci sentiamo giù; Gesù prega e diventa luminoso. Le due cose possono stare insieme: quando ti senti giù prova a dire una preghiera e può darsi che cominci a salire il monte e a stare meglio, perché quando non c’è più niente da fare umanamente e non sappiamo come uscirne, allora c’è sempre Dio a cui rivolgersi; e anche quando stiamo bene dobbiamo pregare, perché comunque Dio ci dà luce.
Una persona che prega fa luce e gli uomini e le donne santi sono talmente in sintonia con Dio che spesso si vede che hanno una luce particolare negli occhi e nel viso e attorno a sé. E anche noi possiamo dare luce e anche voi, ragazzi, lo fate quando state bene, quando siete solidali, quando date una mano a qualcuno, quando vi fate stare bene a vicenda e vi incoraggiate e vi fate fare una risata, perché allora tutti sono più luminosi. Se invece ci buttiamo nella vita degli altri, deprimendoli, lamentandoci sempre, così tiriamo giù tutti nel deserto. Ma, se crediamo nel Signore, egli ci aiuta.
Infine traggo un’ultima nota dall’episodio del Vangelo. Pietro sul monte chiede a Gesù se vuole che si costruiscano lì tre tende, che in ebraico può significare anche tre capanne, per cui probabilmente Pietro si era portato qualche attrezzo, aveva preparato lo zaino per la montagna; voi vi state preparando: la catechesi è preparazione e per affrontare il santo monte che è la vita bisogna avere un’attrezzatura eccezionale e a chi riceverà la Cresima sarà dato un dono speciale, che è lo Spirito Santo; facciamo in modo che non prepariamo tutta l’attrezzatura e poi non andiamo mai in montagna, perché si dà la Cresima per cominciare una vita piena, una vita cristiana, per cominciare a partecipare alla Messa con più gioia, per cominciare a essere più presenti nella comunità… prepariamo bene l’attrezzatura e poi utilizziamola”.