
La Terza Domenica del Tempo Ordinario è la Domenica della Parola di Dio e padre Placido si è posto una domanda: cosa dice la Parola di Dio a noi oggi? Come sempre essa non è legata al passato, ma parla a chiunque voglia ascoltare; ecco le parole del parroco:
“Quanta luce in questa Parola! Come dobbiamo essere grati a questa Parola, che attraversa le regioni del cielo e arriva fino alla nostra oscurità per rischiararla. Le parole del profeta sono quelle che abbiamo ascoltato la notte di Natale e la nostra mente potrebbe dire: ma Natale è passato! Certo, ma la Parola entra in un’altra dimensione, mette insieme tempi distanti: dove c’è la Parola ogni cosa è presente, Dio è un totale ed eterno presente, in Dio c’è tutto.
Quando entri in questa dimensione ogni cosa si avvicina e puoi disporre, mettere a posto. Ma cosa devi mettere a posto? Devi aprire e lasciare che questa luce venga a rischiarare ogni cosa; lo abbiamo detto nel salmo: ‘Signore, tu sei la mia luce e la mia salvezza’. Nella nostra tenebra non c’è salvezza, nei nostri giudizi cattivi non c’è salvezza, nemmeno nel nostro lamentarci c’è salvezza: il cuore e la mente si avviluppano e continuano un eterno rosario della lamentela, profondamente dolorosa, verso un’incomprensibilità della nostra esistenza. Allora abbiamo bisogno di una luce dall’alto che ci faccia rileggere le cose, che tolga la divisione. Avete sentito Paolo: fratelli, tra voi ci sono discordie, uno dice di essere di Paolo, l’altro di Cefa, l’altro di Apollo; ma, dice Paolo, sono stato forse crocifisso io per voi? Siete stati forse battezzati nel mio nome?
La mente è divisa, il cuore è diviso, si divide la famiglia, si dividono le comunità, i cristiani si dividono; la luce vuole portare unità, che è unificazione, perché tu stesso diventi uno. Qual è la forza che ti permette di ritornare uno? È l’amore. L’amore, diceva ‘Il piccolo principe’, è la via attraverso cui ti riconduci dolcemente a te stesso. Tu abiti una terra che non è più terra di Zabulon o di Neftali, terra di di tenebre, di gente pagana, ora non è più una terra di divisione e di tenebre, in cui ci si dà le colpe a vicenda; adesso è una terra unificata dall’amore, dove ogni cosa può trovare il suo posto, anche i giorni più oscuri, anche le croci più grandi, anche gli errori più nefasti. Signore, riconduci la tua terra a questa santa unificazione!
L’unica terra santa è dentro ognuno di noi, è quella la terra che va benedetta e fecondata, come questa neve, che porta luce, porta acqua, porta vita. Questa è la Parola del Signore, che ci permette poi di interpretare le parole umane. Questa mattina, al giornale radio, quante parole di tristezza, con l’uomo di Civitavecchia che ha ucciso la moglie, dicendo di aver paura che gli portassero via il figlio; certo una grande paura: chi non avrebbe paura che gli portino via il figlio? Ma allora cosa fai? Ammazzi tua moglie? E in più i genitori di lui si sono tolti la vita per la vergogna che il figlio l’avesse ammazzata… così, per la paura di vedersi portare via il figlio, ha finito per togliergli la madre, lo stesso padre, che va in galera per tutta la vita, e pure i nonni… non valutare il tuo agire dal fatto che nasca da una buona intenzione: i nostri padri dicevano che la via dell’inferno è lastricata di buone intenzioni. Il Cristo, nostro Maestro, ci ha insegnato l’attenzione alle piccole cose, non basta dire di aver avuto una buona intenzione. Guardate questo mondo cosa sta combinando con le buone intenzioni: dicono che bisogna rendere più sicure le nostre città e poi l’altro giorno questi disgraziati della nuova polizia di pretoriani di Trump, che vanno ammazzando le persone per strada, hanno usato un bambino di cinque anni: non potendo arrestare il padre in casa, hanno trattenuto il figlio e hanno aspettato che il padre uscisse in strada per arrestarlo… a cosa siamo arrivati?!













