“La legge pone i limiti, ma l’amore capisce quando bisogna superarli”

Nella Sesta Domenica del Tempo Ordinario, l’ultima prima dell’inizio della Quaresima, il Vangelo è un pozzo di insegnamenti e padre Placido nell’omelia ha scelto di concentrarsi in particolare su una formula sostanziale usata da Gesù: vi è stato detto, ma io vi dico. Ecco le parole del parroco:
“Sì sì, no no: forse bisognerebbe fermarsi qui oggi, perché, come ha detto il Maestro, il di più viene dal maligno. Ma cos’è questo ‘sì’ che diciamo? A cosa diciamo sì e a cosa diciamo no? Quanto è grande l’insegnamento di oggi e che meraviglia che Gesù prendesse in disparte i discepoli per spiegare queste cose, perché suscita domande e obiezioni e interessi: amare la Parola di Dio, esserne interessati, è un segno di predestinazione al Paradiso.
Il Maestro oggi esordisce in modo molto strano: ‘Non crediate’. Pensavamo che Gesù ci dicesse di credere. In effetti è importante quello che crediamo, ma è altrettanto importante quello che non crediamo, perché un cristiano, che dice di credere nel Signore e poi crede a tutti gli altri, diluisce la luce del Vangelo in un mare di tenebre: come facciamo a dire che crediamo nel Signore Gesù e poi magari siamo sempre lì che andiamo a sentire cosa dice questo e quello e quell’altro? Il Maestro ti dice: non credere, comincia a mettere un argine a questa tua mente impazzita che va di qua e di là e crede a ogni cosa. Il rischio di oggi non è quello di non credere più a niente, ma di credere a un sacco di sciocchezze.
Allora noi accettiamo questa mano forte del Maestro, che prima di tutto blocca la nostra mente dal suo andare di qua e di là a cercare chissà che cosa: non crediate. E a cosa non dovete credere? Che io sia venuto ad abolire; io sono venuto a dare compimento. Dare compimento non è semplicemente imporre: dare compimento significa spiegare dov’è la pienezza dell’insegnamento, far maturare; significa che, se amo la pianta, aspetto il fiore e poi il frutto e poi di nuovo il seme; significa far sì che ci sia compiutezza. E dove sento che il Maestro vuole dare compimento? Ci sono tanti insegnamenti in questo Vangelo, ma fermiamoci semplicemente a questo: vi è stato detto, ma io vi dico. Alle volte pensiamo di credere perché ripetiamo quello che è stato detto, ma c’è un ‘ma’, potente. ‘Ma io ti dico’ significa che io sono qui presente adesso e ti do la giusta chiave di lettura, perché tu comprenda; e te lo dico io e te lo dico adesso e se tu ti fermi a quello che pensi di sapere vivrai la religione del ‘è già stato detto’, ma non vivrai mai la fede del ‘ma io ti dico’.
Questo ‘ma’ deve risuonare nel cuore: vuol dire che l’incontro con il Signore deve essere personale, che c’è qualcosa che il Maestro dice a me e perciò non posso dire: ma mi avevano detto che… sì, ti è stato detto, ma stai con quello che ti è stato detto o vuoi ascoltare me? La Parola del Maestro è più forte e assoluta, per riportare tutto l’insegnamento, tutti i precetti, alla sorgente di vita da dove sono scaturiti: tutti gli insegnamenti nascono dal profondo amore di Dio per noi. La prima lettura diceva: i suoi comandamenti ti custodiranno, perché non devono diventare motivo di inciampo o di accusa, ma vogliono essere una protezione, perché, se lasci sguinzagliato il tuo ego, farai una vita meschina, se lasci andare la tua superbia finirai col fare molto male. Allora questi comandamenti devono custodirti, ma possono farlo solo se li senti legati al Dio vivente, sorgente di amore, al Dio che è amore. Perché la legge pone i limiti, ma l’amore capisce quando bisogna superarli. E una legge senza amore è pericolosa: i governanti, di tutti i tipi, non fanno che aumentare le leggi, ma, non portando neanche un po’ di amore, fanno sì che la società vada sempre peggio. Non stiamo meglio perché abbiamo tante leggi, stiamo meglio quando ci sentiamo amati e accuditi.
Allora rientriamo nel nostro cuore, dove sta il ‘ma io ti dico’: questo ‘ma’ è la diga invalicabile che il Cristo pone tra ciò che Dio è come realtà vivente e ciò che noi crediamo di Lui. Perché c’è una differenza abissale: tu pensi che Dio sia quella cosa lì, ma io ti dico… capite che questa diga conserva l’acqua della vita. E in un mondo che sta inaridendo, con tutte le sue leggi, con tutte le sue cattiverie, con tutte le sue violenze, con tutti questi che per affermare la legge compiono le più grandi ingiustizie possibili, in questo mondo che inaridisce Dio interviene con la sorgente viva che è il suo amore: da lì viene tutto e tutto lì ritorna e la legge diventa come l’alveo vivo di un fiume che arriva da lontano e va al mare e poi ritorna. Chiediamo al Maestro di darci l’amore per questo ‘ma’, sentiamolo vivo e vitale dentro di noi e cominciamo a vivere non per ciò che è stato detto, ma per ciò che Lui, attraverso il suo Spirito, intimamente ci suggerisce“.