
Nella Seconda Domenica di Quaresima il Vangelo è quello della Trasfigurazione: ma cosa significa davvero questo termine? Su questo ha riflettuto padre Placido anche alla luce del viaggio di Abramo, presentato nella prima lettura. Ecco le parole del parroco:
“‘Alzando gli occhi, non videro più nessuno se non Gesù solo’: quando cominceremo a vedere un po’ più Gesù? Quando cominceremo a fissare un po’ più lo sguardo su di lui? L’esperienza del monte della Trasfigurazione non fa vedere agli apostoli un Gesù abbellito, come diciamo noi ‘trasfigurato’, ma fa vedere loro la verità di Gesù: trasfigurare non è trasformare le cose, ma coglierne il senso profondo, per cui verrebbe da dire che trasfigurare è il compito di ogni cristiano, cioè cogliere l’essenza delle cose.
Però questo non può avvenire senza un percorso, senza un cammino, per cui la Parola di Dio di questa domenica è tutta un viaggio, a cominciare da quello di Abràm, che significa ‘padre dall’alto’ e che diventerà nel suo viaggio Abramo, ‘padre delle moltitudini, padre di molti popoli’. Abramo è quello che fa scendere l’alto in molti popoli e ancora oggi i cosiddetti popoli abramitici, cioè ebrei e cristiani e musulmani, riconoscono che lui è stato un aiuto per far scendere l’alto in mezzo a noi. Ma anche Abramo deve fare un percorso; e da dove deve partire e dove deve andare? Abràm parte da Ur dei Caldei, nell’attuale Iraq, e arriverà fino in Palestina; però non per la via più breve: noi siamo sempre preoccupati di fare la via più veloce, mentre dovremmo preoccuparci di fare la via più significativa. La nostra vita non è importante se va molto veloce, perché se stai andando nella direzione sbagliata più veloce vai e più rischi di andare a sbattere… fai pure invece il percorso più lento, più faticoso, purché sia quello più significativo. Non ci sono scorciatoie verso la verità, perché noi abbiamo bisogno di tempo per lasciarci prendere dalla verità.
Allora Abramo parte. Siamo attorno al 1800 a.C., sono passati quasi 4000 anni da quando Dio disse ad Abramo: parti per una terra che non conosci, ‘lech lechà’ in ebraico, che significa anche: parti per andare verso di te, cioè verso la terra che sei tu e che ancora non conosci. Si può girare il mondo e non aver capito niente di se stessi. L’unica terra che dobbiamo abitare e possiamo abitare siamo noi, ma l’unico modo per entrarci è partire per quel viaggio che passa dalla mente al cuore, dalle nostre presunzioni alla verità. Perché meno hai viaggiato in questo senso e più sei presuntuoso, mentre più viaggi in questo senso più capisci che sei nato in un posto piccolissimo con una visione del mondo ridicola e che solo viaggiando, comprendendo, aprendoti, allora cominci a conoscere non il mondo, ma te stesso. Lascia stare il mondo: ti sarà chiesto perché non sei stato te stesso.
Ma come faccio a essere me stesso se nemmeno mi abito? Allora vattene! Ed è particolare che Abramo fosse figlio di un commerciante prestigioso; questi popoli hanno sempre commerciato e c’era un articolo che andava molto: erano le statuette degli dei e il padre di Abramo era un creatore di idoli. Ecco allora il valore metaforico: mando proprio te che hai un padre che ti ha educato agli idoli, a farli e a venderli e a farci i soldi… e quanti soldi si fanno anche oggi con gli idoli: guardate i grandi del mondo che sbandierano l’idolo della democrazia per farci soldi e l’idolo della libertà per ammazzare e dire che dopo quelle morti sei libero! Ed è interessante notare che in questo momento le tre religioni del Libro, cristiani ed ebrei e musulmani, proprio loro sono quelli che si fanno guerre… forse Abramo deve ripartire e cominciare a dire che è tempo di crearsi un popolo nuovo, perché questi tre non hanno capito quasi niente – compresi i cristiani, non chiamiamoci fuori.
Quanto valore ha il cammino personale! Quanto conta chi diventa consapevole! Se ci misuriamo sempre sui soldi e le proprietà non contiamo niente… poi ogni tanto leggiamo di qualcuno come Francesco d’Assisi e ci diciamo che lui sì ha camminato davvero! Ma quanto amiamo davvero questa scelta, quanto la conosciamo? Sul monte si rivela la preziosità di questo cammino: smettila di adorare gli idoli, comincia a servire! Certo non è semplice: sul Tabor ci sono Elia e Mosè, uomini della montagna, uomini del Monte Oreb, il Sinai, e uomini che rappresentano tutto l’Antico Testamento: Mosè ha dato la Legge ricevuta sul Sinai, Elia ha conosciuto sempre sul Sinai chi era Dio e fu l’uccisore degli idolatri. È l’Antico Testamento che si rivolge al Cristo sul monte e noi siamo figli del Cristo, non dell’Antico Testamento: noi siamo qui oggi non perché l’Antico Testamento diceva di ricordarsi di santificare le feste, ma siamo qui perché amiamo il Cristo che ha detto che tutta la Legge e i Profeti si riassumono in un solo comandamento: amerai il prossimo tuo come te stesso e amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi.













