“Questa vita non è priva di senso”

Nella Domenica delle Palme la lettura della Passione di Gesù pone direttamente davanti al Mistero di Dio, che è sempre attuale, così il parroco ha voluto riflettere sulla Passione anche alla luce di ciò che sta succedendo in questo tempo nel mondo; ecco le sue parole:

“Le ultime parole di chi scrive questa pagina di Vangelo sono pronunciate da un pagano, un centurione, il quale fino a quel momento era stato a guardare e ad osservare e alla fine esclama per noi questo atto di fede: ma davvero costui era figlio di Dio. Non lo aveva visto fare grandi miracoli, non lo aveva visto scendere dalla croce, ma il modo in cui quest’uomo muore spinge il centurione a dire: qui non è morto un uomo, qui è morto Dio. Se riusciamo a entrare in questo portale simbolico che è la Settimana Santa con queste celebrazioni e se riusciremo a trovare il tempo di fermarci a contemplare questo mistero, davvero alla fine anche noi potremo fare Pasqua e dire: davvero il Signore Gesù è figlio di Dio. E questo fa una differenza enorme: questo è fare Pasqua.

Pasqua è festa antica, legata al plenilunio: sapete che noi celebriamo la Pasqua nella domenica che segue il primo plenilunio dopo l’equinozio di primavera; l’equinozio è stato quest’anno il 20 marzo, il plenilunio sarà il Giovedì Santo e poi sarà Pasqua: è come se tutta la natura dovesse partecipare a questo evento. Pasqua, in ebraico ‘pesach’, in greco ‘pascha’, significa ‘passaggio’, il passaggio degli Ebrei dalla schiavitù d’Egitto, attraverso il deserto per quarant’anni, fino alla terra promessa; ma ognuno deve trovare la via per giungere alla propria terra promessa, a ciò che ci è stato promesso. E cosa ci è stato promesso? Ci è stato promesso che questa vita non è priva di senso, questa vita dischiude un’eternità rispetto alla quale ci è chiesta una sola cosa: fidarci, amare, pazientare per poter sperimentare il senso della nostra esistenza.

Ma ‘pesach’ significa anche danza e il Cristo, l’uomo Dio, la sera del Giovedì Santo danzerà sapendo di andare a morire: ci vuole proprio Dio per riuscire ad avere un cuore che sa danzare quando sa che sta per andare a farsi massacrare dalla cattiveria umana… conserviamo il senso di questa danza, perché il mondo sta facendo un triste ballo. La differenza tra il ballo e la danza è che la danza ha una radice sacra, il ballo serve alle volte a stordire, a mettere in mostra; e il mondo sta mostrando il suo stordimento e il suo mettersi in mostra, perché i re di questa terra hanno bisogno di eserciti, di guerre, di morti, mentre il nostro Re ha chiesto solo un puledrino di asino, aggiungendo addirittura: poi lo restituirò. Questa è la regalità!

Allora facciamolo questo passaggio, facciamola questa Pasqua; ognuno deve dire: è per me questa Pasqua, io ne ho bisogno. Diceva san Francesco ai suoi frati: ogni giorno dovete fare Pasqua, cioè dovete passare dalla mentalità del mondo al cuore di Dio. È questo il nostro passaggio. Adesso, in un attimo di silenzio, ognuno senta che questo passaggio è necessario, proprio quest’anno, proprio per sé, proprio in questi giorni; e non abbiamo timore o dubbi, perché questo passaggio si potrà compiere”.