“Primo vicario di Cristo è la nostra coscienza”

La Quarta Domenica di Pasqua è quella del Buon Pastore e nel Vangelo di Giovanni Gesù si definisce la “porta delle pecore” e proprio sull’immagine della porta si è concentrato padre Placido nell’omelia; ecco le sue parole:

“Come sono belle le letture oggi! Ci aiutano a ricordarci ciò che è accaduto nel mistero pasquale. Pietro, nella sua omelia pasquale riportata negli Atti degli Apostoli, dice: Dio ha costituito Signore quel Gesù che voi avete crocifisso. E poi ancora, nella sua lettera, dice: dalle sue piaghe siamo stati guariti. Come è bello allora sentire quest’oggi che la nostra vita è salvata non per i nostri meriti, ma da un amore che è grande, da una sapienza profonda: bisogna che alla fine ci arrendiamo e affidiamo la nostra vita a qualcuno infinitamente più grande di noi e che ha dato se stesso perché noi avessimo la vita. Questo è il mistero pasquale e Pietro dice ancora: voi eravate come pecore senza pastore, ma poi siete stati condotti nell’ovile.

Ecco allora che oggi torniamo qui consapevoli del bene che ci è stato fatto da questo pastore grande, il quale ci stupisce con un’immagine particolare: io sono la porta delle pecore. La porta è un simbolo molto potente: le antiche porte delle città erano il luogo più importante, perché lì si decide chi deve entrare e chi deve uscire; alle porte delle chiese spesso nell’antichità venivano poste delle figure a tutela della porta stessa, i guardiani della soglia: vi si mettevano leoni e draghi e sfingi. Così anche oggi possiamo chiederci: chi è entrato oggi in chiesa se Cristo è la porta? Sono entrate le nostre paure? Il leone ti chiede: sei entrato perché hai paura? E il drago con la sua grandezza ti chiede: ti umili e ti abbassi quando entri oppure entri con la tua superbia e con la tua presunzione? Quale volto entra qui dentro? Entri col tuo volto, con la tua consapevolezza, oppure entri distratto, quasi come se tu non ci fossi?

Quando si valica una soglia, quello è un confine sacro; e il Cristo dice: io sono lì, ma non per chiuderti dentro, bensì affinché tu possa uscire e trovare pascolo e anche perché tu possa poi rientrare e trovare protezione. La porta chiusa infatti diventa tutt’uno col muro e così fa da protezione, mentre quando è aperta puoi attraversarla. E come fai ad attraversarla? Cristo dice: io vi chiamo per nome e voi mi seguite. L’immagine del gregge di solito non ci piace molto, perché a nessuno piace far parte di un gregge; ma qui il Cristo introduce un elemento nuovo: egli conduce a una a una queste pecore, le conosce e le chiama per nome. Qui non siamo un gregge, qui ognuno è amato e conosciuto da Dio in modo unico e unica deve essere la sua risposta a Dio. Nessuno risponde allo stesso modo, ognuno ha le proprie responsabilità e ognuno dovrà rendere conto a Dio della propria risposta.

Ecco la soglia, ecco il Cristo-porta che ti fa uscire ed entrare e non ci permette di fermarci alle tre cose che pensiamo di sapere di Dio. Dov’è questo dinamismo della comunità cristiana, dove sono questi cristiani che escono ed entrano e si sentono sicuri perché il Cristo è il tramite tra ciò che è fuori e ciò che è dentro? Vedete bene che l’immagine della porta ha anche una dimensione spirituale: chi entra, chi facciamo entrare qui? I ladri e i briganti non entrano dalla porta che è il Cristo, usano altre aperture… e ce ne sono parecchie! Anche noi preti le conosciamo: il prete può rivolgersi ai fedeli presentando la porta che è il Cristo e allora crea una dimensione di libertà; oppure può usare altre porte: la paura, i sensi di colpa, l’orgoglio… noi le sappiamo usare queste cose e il prete può essere accolto bene perché suscita l’orgoglio: voi siete la comunità migliore di tutta la Val di Non… amici cari, il Cristo è la porta, mentre gli altri sono ladri e briganti e hanno degli interessi! Stiamo col Cristo! Lì c’è libertà, lì c’è consapevolezza!

Allora come è importante questo cammino di Pasqua: oggi siamo chiamati a vedere le nostre porte e anche i guardiani della soglia; il guardiano conosce il pastore e lo lascia entrare, dice il Vangelo. E in casa mia il guardiano è la mia coscienza: diceva il cardinal Newman che primo vicario di Cristo in terra non è il Papa, ma la nostra coscienza. E la coscienza va illuminata ed educata attraverso un cammino di consapevolezza: se il guardiamo fa bene il suo lavoro qui dentro non entra il male; ma se il guardiano è distratto o dorme oppure ormai ha rinunciato al suo ruolo, allora in casa nostra entrano ladri e briganti e portano via il frutto spirituale. Affidiamo il nostro cammino al Cristo piagato e risorto per salvarci e per chiamarci per nome e condurci a una vita di pienezza; egli vive e regna nei secoli dei secoli”.