“Non c’è una via al Cristo: il Cristo è la via!”

La prima lettura della liturgia della Quinta Domenica di Pasqua, tratta dagli ‘Atti degli apostoli’, presenta un problema concreto che si pose nella prima Chiesa: il servizio alle mense, importante, ma a cui i discepoli non possono dedicarsi, perché devono impiegare il loro tempo al servizio della Parola. Padre Placido ha riflettuto sul fatto che anche oggi abbiamo problemi analoghi; ecco le sue parole:

“Come prenderci qualcosa di questa sovrabbondante ricchezza della Parola di Dio, qualcosa che ci serve, che ci può aiutare, qualcosa di buono per il cuore e per la mente?

Nella prima lettura si presenta quasi un fatto di cronaca: nella prima comunità ci sono delle lamentele, perché si sono creati due gruppi, quelli di lingua greca e quelli di lingua ebraica, cioè gli ellenisti, ovvero i cristiani che venivano dalle genti e parlavano greco e non conoscevano l’ebraico, e i giudaizzanti, che venivano dall’ebraismo e parlavano aramaico e conoscevano l’ebraico; erano due gruppi distinti e ovviamente gli ebrei sentivano gli altri come dei forestieri e, guarda caso, quand’era il momento di dividere il cibo, tutto andava ai Giudei, mentre agli altri restava poco. Un problema semplice, possiamo dire di second’ordine, non certo un grande problema di fede… ma nella Chiesa nascente i problemi concreti venivano presi sul serio: se a qualcuno manca il cibo, se siamo cristiani non possiamo non occuparcene, altro che grandi discussioni di teologia. All’inizio eravamo molto concreti: è inutile condividere il pane celeste se a qualcuno poi manca il pane terreno! Sono cose che poi sono scivolate via, come fossero sciocchezze, mentre invece si tratta di una cosa seria.

Però (si badi bene) è altrettanto serio ed evidente che c’era un primato: la preghiera, l’annuncio della Parola. Gli apostoli lo dicono chiaramente: non è bene che noi tralasciamo la Parola di Dio per servire alle mense. Non che le mense non siano importanti, ma ci deve essere una gerarchia di valori e quindi anche una gerarchia di compiti. Non è forse lo stesso problema di oggi? Allora i preti mancavano perché la Chiesa era appena nata, c’erano i pochi discepoli chiamati da Gesù e il mondo intero da evangelizzare; oggi i preti mancano per stanchezza, per abitudine, per tanti motivi; e il problema è lo stesso: discernere che cosa ci serve, non far finta che i problemi non ci siano. Allora i discepoli si dissero: c’è un problema; e scelsero degli uomini timorati di Dio, tra cui il nostro Stefano, scelti perché si occupassero delle mense. Sono i diaconi… e quanto ci sarebbe bisogno di scegliere, di investire di nuovo nel diaconato permanente!

Continua la riflessione Pietro nella sua prima lettera, di cui ha presentato un brano la prima lettura. Pietro parla di noi: siete pietre vive, costituite come edificio spirituale per un sacerdozio santo. Nel Battesimo siamo tutti sacerdoti, pietre vive. Ma dobbiamo scegliere di esserlo, scegliere di essere qui, dobbiamo fare discernimento: come posso essere impiegato per questa costruzione che è il tempio santo di Dio? Se manca una pietra se ne sente la mancanza e se cominciano a mancarne troppe l’edificio non sta più in piedi. Siamo pietre vive, scelte, amate. La crisi del sacerdozio ministeriale è anche dettata dal fatto che il sacerdozio battesimale non è più amato, non è più conosciuto, non è più onorato dalla comunità. Il sacerdote è colui che dà le cose sacre e anche colui che guida il sacro e ognuno può dare cose sacre ogni giorno: il tuo saluto è una cosa sacra, il sorriso che fai se sei consapevole è una cosa sacra, la parola buona che dici è una cosa sacra. Vivi il tuo sacerdozio battesimale!

E infine ci sono le parole di Gesù, il nostro Signore. Sono parole di cui i discepoli sembrano non capire molto. Tommaso chiede: come facciamo a conoscere la via? Quante volte lo diciamo anche noi al Signore: ma dove stai andando? cosa stai combinando? perché questo mondo impazzisce? Nel mondo succede quello che succede e abbiamo ancora il coraggio di dare la colpa a Dio, proprio noi che facciamo tutto il contrario di quello che il Maestro ci ha insegnato! A chi gli chiede come si fa a sapere dove andare, il Maestro risponde: non devi sapere quale via scegliere, perché la via è una: sono io! Non c’è una via alla pace: la pace è la via; non c’è una via al bene: il bene è la via; non c’è una una via alla verità: la verità è la via; non c’è una via al Cristo: il Cristo è la via!

Questo è il discepolo, non ci perdiamo in mille sciocchezze. Il Cristo dice: io sono la via, la verità e la vita. E Filippo allora lo prega: mostraci il Padre e saremo contenti… Ah, Filippo! Da tanto tempo sono con voi e mi chiedi questo? Dobbiamo considerare che non era poi da così tanto tempo che era con loro, era un paio d’anni che stavano insieme; allora cosa potrebbe dire a noi Gesù? Dopo tutto questo tempo ancora non abbiamo capito niente? ‘Chi vede me vede il Padre’: cos’altro vuoi? cosa vogliamo di più? Qui c’è la Parola, qui c’è, l’Eucarestia, qui c’è il perdono, qui c’è la carità, qui c’è la rivelazione, qui c’è la luce! Cosa vuoi vedere? Fuochi d’artificio? Vuoi levitare? Qui c’è tutto quello che serve, perché dove c’è il Maestro c’è tutto. Dobbiamo solo metterci all’opera, cominciare a credere: non hai ancora capito che se vedi me il Padre? non hai ancora capito che le parole che ti dico te le dico perché il Padre è in me?

Ci vuole rispetto per queste parole. Portiamole con noi: sono parole di richiamo, ma anche di incoraggiamento per la nostra comunità e per tutta la Chiesa di Trento, che in questo momento ha davvero grandi problemi. Ci vuole discernimento e noi siamo sacerdoti per il Battesimo: discerniamo vivendo di questo sacerdozio e non spaventiamoci e camminiamo su questa via e ringraziamo il Maestro, perché è sempre con noi”.