“Io non sarei io se non avessi la relazione con gli altri”

Nella solennità della Santissima Trinità a Revò si è festeggiato il 50° anniversario di fondazione del Gruppo Alpini e padre Placido ha voluto legare i valori alpini con il mistero del Dio in tre Persone. Ecco le parole del parroco:

“Cari amici alpini, grazie per essere qui, grazie per il segno che siete e che date: ognuno di voi non è qui solo a titolo personale, siete rappresentanti di qualcosa di più grande; e, se lo volete, queste bandiere, questo tricolore ci ricorda che qui rappresentiamo l’anelito a un’unità, a un bene che va al di là di noi, al di là delle nostre famiglie e delle nostre comunità per abbracciare una famiglia più grande: la famiglia della nostra nazione, della nostra patria; ma possiamo andare anche oltre e abbracciare una famiglia che nel cuore vogliamo sentire essere l’intera umanità, alla quale auguriamo in questa Messa, con le parole del Papa, un tempo di pace e di riconciliazione.

Non c’è niente di bello nella guerra e alcuni alpini hanno scritto anche su fogli di carta pagine memorabili che hanno illustrato e fatto capire quanto orrore ci può essere dietro a certe proclamazioni di vittoria e di forza. Ma queste pagine gli alpini non le hanno scritte solo sulla carta: le cose più importanti gli alpini ce le hanno scritte dentro, l’alpino è contro la guerra perché sa cosa significa. Glielo ricordano i suoi rappresentanti, glielo ricorda quella corona di alloro, verde di speranza, puntellata dell’oro di ciò che è prezioso e rossa del sangue di chi sa che le cose vanno risolte in un altro modo che non sia la guerra.

Questo tempo, che alle volte viene descritto a tinte fosche, in questa festa vuole riportare un po’ di gioia e di serenità: gli alpini danno gioia, vederli passare fa sentire parte di qualcosa di più grande e dobbiamo sentire che non siamo mai così grandi come quando riconosciamo di essere abbastanza piccoli da aver bisogno degli altri. Un essere umano è autenticamente umano quando trascende la sua persona e si apre a qualcosa di più grande. Certo è un mistero e riguardo a Dio diciamo che è un mistero; ma che problema c’è? Albert Einstein ha detto che chi passa in questa vita senza aprirsi alla dimensione del mistero passa in questa vita senza capire niente.

Perché vi dico questo? Perché andare al di là della propria persona, cominciare a interessarsi agli altri, avere occhi per vedere e mani per aiutare, tutto questo significa che stai già andando al di là e questo è proprio il mistero di oggi: Dio non è un solitario che vive da qualche parte, Dio è una comunità di amore che già dentro di sé si vuole bene e vuole bene. Il mistero di oggi è un mistero semplice, perché non ci si arriva con il cervello, ci si arriva con il cuore. E, se c’è una cosa che caratterizza gli alpini, è che è gente di cuore, non si perde dietro ai grandi ragionamenti, chiede: cosa c’è da fare? posso fare qualcosa? Questa cosa la imparai che ero ancora giovane frate alla visita di leva nel 1978 a Trento: a me e al mio amico, che eravamo un po’ vivaci, ci avevano minacciato di mandarci in marina; poi ci hanno fatto alpini e il mio amico è andato in pensione pochi mesi fa col titolo di generale, mentre io… sempre povero frate! Ricordo poi, quand’ero ad Avellino, il 23 novembre 1980 alle ore 19.20 ci fu il terremoto dell’Irpinia: il sismografo più vicino al convento segnò 12 gradi della sala Mercalli e poi saltò la lancetta. Ricordo quella notte: quando siamo usciti, tutti vivi, abbiamo visto che la statua di san Giuseppe, anziché cascare, si era appoggiata di spalle sul muro del convento, che miracolosamente non crollò. In quella notte, con questo mio amico che era stato alpino, siamo andati al carcere di quel paese di montagna, c’erano dentro tre ruba-galline, e noi, vestiti da frati, con quei poveri carcerati abbiamo scavato tutta la notte e abbiamo salvato un poveretto. E lì, guardando quel mio amico, vidi che era sì frate, ma restava alpino: aveva cambiato la divisa, ma non lo spirito con cui viveva.

Questo dobbiamo capire: io non sarei io se non avessi la relazione con gli altri. E questo ce lo insegna Dio, che è Padre e Figlio e Spirito Santo ed è Padre in relazione al Figlio e Figlio in relazione al Padre e da essi procede un amore così grande che diventa la persona dello Spirito Santo. Ed è lo stesso che avviene quando due giovani si sposano e mettono su famiglia; ed è quello che testimoniate anche voi: grazie di cuore, perché le cose più importanti della vita non te le insegnano le prediche, te le insegna la gente con la sua testimonianza. E le nostre comunità devono trovare un modo per perpetuare la vostra presenza, quell’energia buona che mettete in movimento nelle comunità; bisogna trovare un modo perché questo patrimonio non vada disperso, ma non per farne un titolo onorifico a voi, bensì perché ne abbiamo bisogno noi, ne hanno bisogno i giovani, che devono sentirsi parte di qualcosa di più grande, per cui, al di là delle idee che puoi avere, sai che ti stai impegnando per un bene e fare il bene chiede che tu dia te stesso, perché, se dai delle cose, non dai niente, mentre se ci sei allora dai te stesso.

Ogni volta che chiamiamo gli alpini andati avanti, se ne dice il nome e poi si dice è presente, perché ha dato se stesso e il nostro Maestro Gesù ci ha insegnato che, se dai te stesso, allora vivi per sempre. Quegli alpini andati avanti vivono nei nostri cuori e oggi li onoriamo e li ricordiamo, perché questa nostra società ha bisogno di ricordare da dove viene e di onorare le fondamenta anche della vostra generosità. Dio ci assicuri un futuro più radioso di pace e di benedizione! E voi, alpini, avanti sempre con l’aiuto di Dio! E grazie ancora di cuore per la vostra presenza!”.