
Nella Diciannovesima Domenica del Tempo Ordinario, ha riflettuto padre Placido, le letture della liturgia presentano due poli: il monte e l’acqua; in che modo sono legati e cosa significano? Ecco le parole del parroco:
“È una Parola importante e ricca anche quella che ci viene offerta oggi, ma a noi basta prendere qualcosa che ci sia di nutrimento e di conforto. Potremmo dire che oggi ci muoviamo tra il monte e l’acqua, tra le rocce e il mare; e questi due elementi entrano nell’insegnamento della Parola di Dio come due luoghi che ci interpellano.
Elia sale sul monte di Dio, l’Oreb, il Sinai, e sale su quel monte dopo che ha sconfitto i profeti di Baal; e in realtà dire che li ha sconfitti è un eufemismo, perché li ha fatti uccidere tutti… dovrebbe essere contento di aver imposto con la forza la sua idea di Dio, ma evidentemente non lo è e va nel deserto per morire; però poi riceve un misterioso pane che lo aiuta a camminare fino in cima al monte e lì, sul monte, la rivelazione di un volto nuovo di Dio: non nel terremoto, non nella tempesta e nemmeno nel fuoco divorante, bensì nel mormorio di un vento leggero. Lì Elia vide il vero volto di Dio.
Allora ci è necessario frequentare il monte, le zone alte, ma non per andare a confermare le nostre idee di Dio, bensì per metterle in discussione e, come Elia, chiedere che ci venga rivelato il vero volto di Dio. E la parola altare viene da ‘altus’, è una zona alta, una sommità: da sempre i luoghi di culto vengono costruiti spesso sulle montagne o a forma di montagna, per darci l’altezza cui non ci possiamo sottrarre.
E dopo il mistero del monte c’è il mistero dell’acqua. Dopo la moltiplicazione dei pani e dei pesci, dice il Vangelo di Matteo, subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca… quanto avrebbero voluto stare lì a godersi quel momento, vantarsi che erano stati loro a distribuire quel pane, dire che era merito loro se tutti avevano mangiato! Dirsi grandi perché si partecipa al dono di Dio è una delle insidie più pericolose (e riguarda soprattutto noi preti)! Per questo Gesù spinge i discepoli sulla barca e dice loro: via da qui, affrontate il mare! Quanto spesso la nostra fede, invece che racchiuderci in un caldo tepore, ci obbliga ad affrontare le difficoltà. Gesù prega e sembra non vedere la tempesta che ha preso la barca dei discepoli: quante volte abbiamo pensato che a Dio non gliene importa niente, che non vede la mia fatica, non mi capisce? Quante volte ci siamo chiesti: cosa ho fatto di male per meritarmi questo?
Il monte e il mare: cosa metterà insieme questi due poli? Il Cristo che cammina sulle acque e dice: sono io, non abbiate paura! E la prova di fede è quella che ci dà Pietro: se sei tu, Signore, comandami di venire da te. E finché Pietro guarda il volto del Cristo cammina sulle acque, ma a un certo punto comincia a vedere le onde agitate e il vento forte e ha paura e comincia ad affondare… ma questa non è forse la storia nostra, che finché guardiamo a Dio e ci fidiamo di lui riusciamo piano piano con pazienza a superare le prove, ma poi ci fermiamo sulla prova, andiamo ad analizzare le cose e restiamo spaventati, contrariati e affondiamo? Che cosa ci salva? Il grido della fede: Signore, salvami! Signore, salvami! Signore, salvami! Gesù subito tende la mano e la afferra: uomo di poca fede, perché hai dubitato?
Eccoci qui, con il mistero del monte che è l’altare e il mistero dell’acqua e del mare che è il fonte battesimale: lì dobbiamo affondare per rinascere. La vita mette alla prova e anche i bambini che portiamo qui mica li vacciniamo dalla vita, sappiamo che affronteranno prove; però li rendiamo forti con la nostra fede. Sii forte, piccolo, perché affronterai anche tu questo cammino meraviglioso che è l’esistenza umana! E se qualche volta sarà buio, non temere, perché grideremo insieme: salvaci, Signore! Quante volte pregano i bambini, quante volte la natura prega, quante volte gli animali pregano, ma noi non ce ne accorgiamo… in questo silenzio sentiamo questa preghiera e anche ora ascoltiamo il Signore”.













