
Nella Ventitreesima Domenica del Tempo Ordinario Gesù nel Vangelo dice che se due in terra si accorderanno, il Signore li ascolterà; ma accordarsi a cosa? Padre Placido ci ha riflettuto nella sua omelia, mostrando come queste parole del Maestro, come sempre, parlano oggi al mondo e alla Chiesa; ecco l’omelia del parroco:
“Viviamo oggi la bellezza di questo santo Vangelo: la Parola di Gesù ci ricorda che proprio oggi noi qui siamo riuniti nel suo nome e quindi lui è presente in mezzo a noi. Non solo, perché Gesù dice anche: se due di voi sulla terra si accorderanno per chiedere qualsiasi cosa, il Padre mio, che è nei cieli, la concederà.
Prima di chiedere le cose bisogna accordarsi, anzitutto accordarsi alla Parola di Dio e al suo cuore, allora sapremo chiedere cose buone. Altrimenti vaghiamo secondo il nostro semplice bisogno di quel momento, secondo le nostre paure. E cosa vuol dire accordarsi? Noi siamo un’orchestra e il primo lavoro di un’orchestra non è cominciare a suonare: il primo lavoro è accordarsi, altrimenti il risultato sarà disastroso. Spesso nella comunità cristiana succede che ognuno suona il proprio pezzo e vorrebbe che tutti lo ascoltassero, ma non si preoccupa di accordarsi con gli altri; così uno si dà da fare per un’attività, ma è un’attività che non è accordata con le altre; ci diamo tanto da fare, ma sempre per un obiettivo nostro personale, non per ciò che è bene per la comunità.
Allora capite bene che questo Vangelo è importante, perché per accordarsi ci vuole anche il coraggio di dirsi le cose, di non tacere sempre per quieto vivere… come è difficile anche per noi pastori avere il coraggio di dire le cose che vediamo! Non è davvero facile, più semplice è dire che va tutto bene e tirare avanti la carretta. È un Vangelo provocatorio questo di Gesù, anche perché poi il Maestro dice: se non ascoltano, che vengano messi fuori… oggi il dramma è che tanti cristiani si mettono fuori da soli dalla comunità, non gliene importa più niente di essere in comunità; e se (Dio non voglia!) dovessimo togliere anche le Messe domenicali, mi dite che cosa resta di questa comunità? Qualcuno dice: non c’è problema se mancano i preti, basta che ci siano le comunità… togliete tutti i preti e vedrete che comunità restano!
La Parola di Gesù è una sorgente a cui attingere, non sono parole umane, non progetti umani, non piani pastorali che assomigliano ai piani quinquennali che fanno da altre parti… la Parola, la Parola di Dio! Ma per ascoltarla serve chi l’annunci: come faranno a convertirsi – dice Paolo – se più nessuno annuncia la Parola? Come potrà essere annunciata se più nessuno dona la sua vita al Signore? Preghiamo per i grandi bisogni del mondo e della Chiesa, ma con questa certezza nel cuore: se noi ci accordiamo con Dio, se noi mettiamo in comunione i nostri intenti, allora la nostra preghiera diventa irresistibile e il Padre buono ci ascolterà e ci esaudirà”.













