
Nella Ventiseiesima Domenica del Tempo Ordinario Gesù racconta una parabola in cui sono protagonisti due figli; nessuno dei due è perfetto e il parroco ha notato proprio questo: non c’è il terzo figlio, quello perfetto. Cosa significa questo? Ecco la riflessione di padre Placido:
“È interessante la domanda che apre il Vangelo: in quel tempo Gesù disse: ‘Che ve ne pare?’. Che bello questo Maestro che chiede a noi cosa ne pensiamo: ogni volta che ascoltiamo la Parola siamo chiamati a dare una risposta: cosa te ne pare? cosa pensi al riguardo? Non una semplice accettazione: Gesù ha detto così e quindi bisogna fare così; cosa pensi tu? C’è qualcuno al mondo a cui sta a cuore quello che pensiamo.
Cosa ne pensi? Non pensate che ci siano risposte davvero sbagliate: l’importante è che ci sia una riflessione viva, consapevole. Ecco il senso dei due figli di questa parabola: che bella questa storia, in cui nessuno dei due figli è a posto, non c’è il terzo figlio che dice subito: ‘Sì, signore’ e lo fa. Non c’è. C’è un figlio che dice di sì e non fa niente e ce n’è uno che dice di no e poi invece va. Il primo insegnamento è proprio questo: non c’è il figlio perfetto, falla finita, non sei qui in chiesa perché sei il terzo figlio! Quanto te la racconti! Ti piacerebbe essere il terzo figlio: siamo qui Padre abbiamo detto di sì e siamo venuti… amico caro, si cresce solo passando attraverso l’incertezza e l’insicurezza e gli errori, non c’è altra via di crescita, non c’è il figlio che fin dall’inizio ha detto sì e ha fatto.
Meglio: il terzo figlio c’è, ma è il figlio benedetto, il Signore Gesù, del quale – dice Paolo – bisogna avere gli stessi sentimenti. Avere gli stessi sentimenti del Cristo: cerca di sentirlo il Cristo. Chi è il cristiano? Quello che si sforza di avere i sentimenti del Cristo, di sentire col Cristo. Francesco d’Assisi aveva fatto di questo una pratica quotidiana: il suo biografo dice che aveva Gesù negli occhi e negli orecchi e sulla bocca e nelle mani. Francesco era davvero uomo molto occupato per Cristo, intento ad avere gli stessi sentimenti del Cristo. Ma cosa vuol dire avere lo stesso sentimento? Per sentire tu devi ascoltare, per avere il sentimento del Cristo devi ascoltare con le orecchie del Cristo; com’è che il mio orecchio è subito pronto a sentire un pettegolezzo o una critica e fa invece così fatica ad ascoltare le cose belle e vere? Perché sei subito pronto ad ascoltare tromboni del mondo e non ascolti il sussurro di Dio facendo silenzio dentro di te? Ascoltare con le orecchie del Cristo, vedere con gli occhi del Cristo, parlare con la bocca del Cristo, agire con le mani del Cristo: che bello, che bell’impegno in questa vita, in questo pellegrinaggio terreno!
Torniamo allora ai nostri due figli, uno col suo sì falso e uno col suo no che poi però viene rivisto. Prima ci rendiamo conto che siamo quelli del sì falso, prima riusciremo a essere quelli del no che poi si correggono e vanno in vigna. Il primo dice non ne ho voglia. E noi? Vai a Messa… non ne ho voglia, c’è sempre quel parroco che la tira lunga… ammettilo che non ne hai voglia: come è importante essere in contatto con se stessi, altrimenti la risposta la dà qualcun altro, la risposta la dà chi ha imparato. Lascia i ‘sissignore’ a quelli che sono pronti a obbedire ai signori del mondo, a quelli che sono pronti a fare i soldatini e ad ammazzare chi ti dicono di ammazzare… l’unica guerra a cui siamo chiamati è quella contro il nostro ego: lì devi combattere, questa è la santa battaglia, che non ti vuole soldatino, ma guerriero. Il soldatino è sempre a libro paga di qualcuno, mentre il guerriero ha la coscienza, ha il valore.
Che bello questo Gesù che sempre ci libera dalle nostre pretese di perfezione. E il fatto di non essere il terzo figlio, quello perfetto, ci toglie anche la rabbia verso di noi, la scontentezza: noi spesso siamo scontrosi non perché ce l’abbiamo con gli altri, ma perché ce l’abbiamo con noi stessi. Ma l’ideale di persona perfetta prima o poi crolla, l’essere grande promotore della propria immagine, l’essere innamorato della propria immagine crolla; ‘immagine’ in greco è collegato con la parola da cui viene ‘idolo’: tira giù il tuo idolo, tira giù il tuo ego!
Fermiamoci qui e sentiamo il dono che Dio ci fa di essere qui: chi ha detto sì, chi inizialmente ha detto no… siamo qui, eccoci qui. Il Maestro ci metta nel cuore la pazienza di chi sa che è sbagliando che poi si viene ritrovati e solo così riusciamo ad arrivare. Questa è la via maestra, questa è la via del pane che tra poco consacreremo”.













