
La Ventisettesima Domenica del Tempo Ordinario è coincisa quest’anno, 4 ottobre, con la festa di San Francesco d’Assisi negli 800 anni dalla morte (1226-2026). Su San Francesco si è dunque concentrata l’omelia di padre Placido, che ha sottolineato come egli sia ancora più attuale oggi di quanto lo fosse ottocento anni fa. Ecco le parole del parroco:
“Proprio in questi minuti in Assisi il cardinal Zuppi sta presiedendo una celebrazione importante con i Frati Minori e alla presenza del Presidente della Repubblica Mattarella. San Francesco viene onorato in quel tempio meraviglioso che è la basilica di Assisi. E cosa stanno onorando? Stanno onorando quello che abbiamo sentito dalle parole di Gesù: la pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra angolare, opera del Signore, meraviglia ai nostri occhi.
Francesco è davvero questa “porziuncola” di umanità; per questo egli amava così tanto la Porziuncola, una piccola porzione di territorio, una piccola porzione di umanità, però visitata, amata, benedetta dal Signore. Francesco è questa Porziuncola che la stoltezza dagli uomini ha scartato e messo da parte quando smise di assecondare i criteri del mondo; finché era un ricco commerciante, finché spendeva e spandeva soldi per feste sontuose, finché si armava per andare ad ammazzare qualcuno in nome di Dio, allora tutti lo glorificavano… da qualche anno c’è una bellissima scultura di fronte alla basilica superiore di Assisi, è la statua di un Francesco tutto mogio a cavallo, conseguenza del sogno di Spoleto, quando Dio gli dice: Francesco, perché stai andando dietro al servo e non onori il Padrone? Torna alla tua terra e lì ti sarà mostrato cosa fare.
Francesco torna in Assisi e lascerà scritto nel Testamento: nessuno mi mostrava cosa dovessi fare, ma poi l’Altissimo me lo rivelò. Nessuno gli mostrava più nulla perché non contava più niente: per nessuno conta nulla un ricco mercante che non vende più, un cavaliere che non ammazza più nessuno, un re delle feste che comincia a sentire i suoni di un’altra festa, suoni celestiali, quei suoni che lo accompagnarono fino alla fine, quando un angelo fu incaricato di venire a suonare per lui il violino a pochi giorni dalla morte, perché lui diceva: ben venga sorella morte; aveva infatti compreso che questo breve pellegrinaggio terreno ci dischiude una quantità smisurata di gloria.
Allora oggi onoriamo questo fratello che si è fatto piccolo, questo fratello che è fiorito in una vigna devastata, una vigna che non dava più frutto, che produceva solo uva selvatica. Attenzione: questo giudizio sulla Chiesa del suo tempo non è di Francesco; fu il Crocifisso a San Damiano, parlandogli muovendo le labbra – come dicono i biografi – a dirgli: Francesco, vai e ripara la mia casa, che come vedi cade tutta in rovina. Regnava allora Papa Innocenzo III, il più potente dei Papi di tutta la storia della Chiesa… e Gesù dice: la mia casa è tutta in rovina. Alle volte anche alla Chiesa applichiamo i criteri del mondo: se ci sono soldi, se ci sono vocazioni, se ci sono conventi, se ci sono strutture allora andiamo bene… questi sono i criteri mondani. La Chiesa smette di essere una rovina quando comincia ad accettare la via del Cristo, umile e povero.
Francesco sceglie di essere quella porzione di umanità che inizia un nuovo cammino. Allora noi oggi ci sentiamo parte di questo cammino: guardate che la spiritualità francescana è più necessaria oggi che ottocento anni fa, perché temi come l’amore per il creato ottocento anni fa erano incomprensibili; nel Medioevo la natura era debordante ovunque, potevi entrare nei boschi in Calabria e uscire dal bosco quando eri in cima all’Europa, la natura era dappertutto: che senso aveva, che bisogno c’era di dire di amare la natura? È oggi che stiamo distruggendo tutto… e lo stesso vale per il messaggio di fraternità: ma perché devo andare dal sultano, capo di tutti i miei nemici, e mostrarmi come un uomo che in lui non vede un nemico, bensì vede un fratello e torna a casa portando dei doni? Perché devo farlo? Perché se togli la via della fraternità questo mondo collassa e si disintegra e siamo arrivati a un punto in cui davvero manca poco per arrivare a innescare un processo incontrollabile…
Francesco ci è quanto mai necessario. Allora sentiamo che oggi in questa Messa, scegliendo ancora una volta la via del Cristo, che è stata l’unica via percorsa da Francesco, noi ci confermiamo in quella santa sequela che può aiutare ancora il mondo, come diceva il cardinal Zuppi proprio qualche minuto fa, ad uscire dalla logica di potenza che lo sta devastando: tutti vogliono essere più forti, più ricchi, più importanti degli altri… dobbiamo ritrovare una via di fraternità per cui anche il nemico per eccellenza, che nel Medioevo era il lupo che faceva così paura, diventa una creatura docile, perché non si sente più trattare dal lupo, ma da fratello. Chiediamo per le nostre comunità, per la Chiesa che è in Italia e per il mondo intero che Francesco smetta di essere celebrato come un santo da immaginetta e diventi il fratello buono e umile che ogni giorno ci guida sulla via del santo Vangelo”.













