“Viviamo perché siamo stati perdonati”

Nella Ventiquattresima Domenica del Tempo Ordinario il Vangelo ha al centro una lezione importante: quella del perdono. Ma è facile perdonare? Questo si è chiesto padre Placido nell’omelia; ecco le sue parole:

“Prendiamoci una parola che ci sia di conforto: la Parola del Signore può aiutarci a condurci in ogni momento con serenità e consapevolezza… e com’è importante imparare ad ascoltare quello che ci viene detto dal Signore.

Il primo pensiero lo prendiamo da San Paolo, il quale dice: sia che moriamo sia che viviamo, noi siamo del Signore. Mettiamocela in cuore questa verità: io appartengo al Signore. Ognuno lo deve dire: sono del Signore. Quale appartenenza stai cercando? Quali appartenenze contano nella nostra vita? Sono sempre appartenenze parziali, sciocche: appartengo a quella categoria, sono di qua, sono di là, tifo per questa squadra, voto questo partito, pratico questa religione… non significa nulla! Se la tua religione non ti ha portato a sentirti appartenente a Dio, una cosa sola con lui, a cosa è servita, a farti bello?

Noi apparteniamo al Signore. E com’è questo Signore? L’abbiamo detto nel salmo: il Signore è buono e grande nell’amore. Ma lo crediamo veramente? Quale fede stiamo professando? Siamo in questo momento convinti fino al profondo del cuore di poter dire in verità che Dio è buono e grande nell’amore? Guai se non arriviamo a questa professione di fede. Però alle volte diciamo: se fossi io Dio! Oppure: perché Dio per permette questo? Noi non sappiamo e non è necessario capire tutto… prenditi questa verità: tu sei del Signore e questo Signore è buono e grande nell’amore.

Dio sa cos’è l’amore e, parlando di amore, il grande insegnamento è quello del perdono. Perché questo insegnamento è grande? Perché ci viene dal Maestro Gesù: smettiamola di considerare le parole di Gesù come se le avesse dette chiunque… noi ascoltiamo tutti tranne il Signore, mentre dovremmo tremare nel sentire queste parole. Che cosa dice Gesù? Gesù ci ha detto che abbiamo in mano la chiave del giudizio finale, perché il Signore ce l’ha detto come sarà il giudizio: come sei stato nella tua vita? Eri uno che non perdonava nessuno? È faticoso, è molto faticoso perdonare, non facciamo finta di essere gente che sa perdonare. San Francesco, che era San Francesco, quando fa il commento al ‘Padre nostro’, arrivato alle parole ‘rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori’ (e noi queste parole le ripetiamo forse con troppa leggerezza ogni volta che diciamo il ‘Padre nostro’), San Francesco commenta: tu, Padre, quello che noi non riusciamo a perdonare, fa’ che pienamente perdoniamo.

Bisogna pregare di essere capaci di perdonare, perché non è facile, non ci viene spontaneo, noi ce la leghiamo al dito e per queste cose abbiamo migliaia di dita piene di nodi: il bene che ci fanno lo dimentichiamo, mentre il male ce lo ricordiamo per sempre… il nostro non perdonare ci lega al male, mentre quando perdoniamo non solo liberiamo l’altro, ma anzitutto liberiamo noi stessi; e alle volte nella vita ci vuole il coraggio di dire basta, di comprendere che certe situazioni non le possiamo frequentare, perché vediamo delle ingiustizie, delle cose che non stanno né in cielo né in terra e questo ci provoca ansia.

Per questo affidiamo tutto a Dio. E per oggi ci fermiamo qui, ma la lezione del perdono è una lezione fondamentale: noi viviamo perché siamo stati perdonati, tutto l’amore è perdono e anche in famiglia, se non ci si perdona continuamente, dove si va? Allora adesso facciamo un attimo di silenzio e, se vogliamo, ripetiamo la preghiera di San Francesco silenziosamente: tu, Dio, fa’ che quel che non sappiamo perdonare pienamente perdoniamo”.