“La forza della Risurrezione ci libera anche dalle nostre morti!”

Nella Pasqua contempliamo tutto il mistero in cui crediamo: l’amore del Signore, la storia della salvezza, il terreno nel quale affondano le nostre radici, la dimensione della nostra crescita spirituale”: così ha sintetizzato padre Placido il mistero pasquale nelle celebrazioni della Notte Santa.

“Dal fuoco benedetto abbiamo tratto la fiamma con la quale abbiamo acceso il cero, e poi quel cero, innalzato nel buio, ha rischiarato i nostri passi; in questa Notte benediciamo poi l’acqua e ringraziamo tutto il creato, dalle stelle, che nel cielo indicano la strada, alle api, della cui cera è fatto il cero. È una benedizione cosmica, è una luce che vuole pacificare tutto il creato“.

Come questo possa avvenire lo chiarisce tutto il cammino in cui ci ha accompagnati il Triduo Pasquale: “Il Figlio di Dio porta sulla croce il nostro uomo vecchio: mentre lo deridevano, dicevano a Gesù: se sei figlio di Dio, scendi adesso e ti crederemo; ecco la voce dell’uomo vecchio: il nostro uomo vecchio avrebbe fatto proprio effetti speciali, secondo il nostro uomo vecchio l’unico miracolo che il Cristo avrebbe dovuto fare era quello di scendere dalla croce. Ma Gesù Cristo è rimasto lì e ha fatto morire in lui l’uomo vecchio, perché fossimo capaci di una vita nuova, perché fossimo capaci di un’apertura piena di cuore, nella quale l’altro non è l’occasione della mia sopraffazione, oppure (Dio non voglia!) la vittima del mio imbroglio; al contrario, l’altro diventa una parte importante del mio cammino, l’altro è una parte di me“.

Ecco dunque in che modo il creato viene pacificato, ecco come anche noi siamo diventati nuovi: “Cristo ha portato sulla croce ciò che era vecchio perché ciò che era nuovo potesse germogliare. E la forza della Risurrezione ci serve adesso, non più in là, non alla fine della vita: è adesso che noi dobbiamo attraversare le nostre notti portando un fuoco sacro, illuminando i nostri passi e sentendo la forza del Risorto in ogni notte che alberga nel nostro cuore. Possiamo davvero ritrovare il senso di un cammino: il Risorto è risorto per non morire più e noi dobbiamo sentire che questa forza ci vuole liberare anche dalle nostre morti, da quelle morti che ci tolgono la speranza, che ci tolgono il coraggio di perdonare, il coraggio di condividere, il coraggio di accogliere”.

Il Risorto, se lo vogliamo, fa dunque risorgere ognuno di noi, anche nella situazione difficile che ormai da più di un anno stiamo vivendo: “Amici cari, chiediamo di essere presto liberati anche dalla morte di questa pandemia, con tutto il guazzabuglio di paure, di avidità, di soprusi, di fughe che le va dietro: l’umanità intera è messa alla prova, ma se non invoca la luce e la forza della Risurrezione non troverà una via di riscatto, perché qui non si tratta semplicemente di sconfiggere un virus: bisogna liberare il cuore dall’egoismo, che è un virus che ammazza più del Covid”.

Tutto è insomma rinnovato nel Cristo risorto: “La Pasqua è il giorno nel quale un angelo ha detto alle donne tremanti: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: ‘Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto’» (Mc 16,6-7). In quel momento in effetti tutti sono in Giudea; perché allora Gesù deve precederli in Galilea? Perché la Galilea è il luogo della quotidianità: lungo il mare di Galilea Gesù aveva chiamato i suoi discepoli, sul lago di Genesaret li aveva chiamati mentre facevano il loro lavoro di pescatori. Ciò significa che Cristo ci precede nella nostra quotidianità, nella fede è sempre un passo avanti a noi, e questo avviene anche nelle situazioni più dure, anzi soprattutto in quelle più dure”.

In questa fede, rinnovata dalla Risurrezione, siamo insomma chiamati a camminare: “Amici cari, di cuore auguriamoci di fare bene questa Pasqua. Pasqua significa passaggio: sia pienamente il passaggio dal buio alla luce, dalla morte alla vita, dalla disperazione alla speranza in Cristo, che oggi e sempre ci precede!”.