“Il dono è dato gratuitamente, ma non è dato a caso: fai spazio!”

Nella Terza Domenica di Quaresima la prima lettura riporta quelli che la tradizione chiama i dieci comandamenti, ma che in realtà sono le dieci parole e sono dieci promesse: da qui la riflessione di padre Placido, che è arrivato ad abbracciare anche il brano di Vangelo della liturgia, in cui Gesù caccia i mercanti dal tempio. Ecco le parole del parroco:

“Siamo alla Terza Domenica di Quaresima e il Vangelo, tratto dall’evangelista Giovanni, comincia così: ‘Si avvicinava la Pasqua’. È come se la Parola di Dio volesse interpellarci: si sta avvicinando alla Pasqua e tu dove sei, a che punto è il tuo cammino?

Proviamo a stare con la Parola: dove siamo oggi? Siamo stati nel deserto con Gesù e sempre con lui anche sul monte della Trasfigurazione e abbiamo detto che il deserto prepara il monte e anche oggi è vero, perché la prima lettura parla dei dieci comandamenti, o, meglio, delle dieci parole: in greco lo chiamiamo ‘decalogo’, appunto dieci parole. Ma in che senso il deserto ha preparato il monte delle dieci parole? Le dieci parole sono state donate sul monte Sinai, ma prima di salire sul monte Mosè era stato nel deserto, aveva digiunato per quaranta giorni e nel deserto aveva avuto l’esperienza del roveto ardente. ‘Roveto’ in ebraico si dice sinè e Sinai, il nome del monte, che in ebraico si pronuncia Sinài, è un rafforzativo di siné: devi passare dal roveto se vuoi arrivare al monte Sinai e ricevere le dieci parole che Dio ti vuole dire.

Il roveto ardente aveva rappresentato il momento in cui Mosè dovette togliersi i calzari e fare una sintesi della propria vita: egli, figlio del faraone, uomo potente, sta conducendo poche pecore nel deserto, ma se accetta di essere quello che è allora Dio potrà parlargli. E Dio gli parla. Se non si fa l’esperienza del deserto e del roveto Dio non può parlarci. Perché roveto è anche sinonimo di umiltà e se non fai esperienza di umiltà bruciante tu non puoi arrivare alla nuova legge, alle nuove parole, alle nuove promesse. Capiamo infatti che le dieci parole sono promesse perché tutti i termini sono al futuro: ‘non avrai’, ‘non pronuncerai’, ‘santificherai’, ‘onorerai’, ‘non ucciderai’, ‘non commetterai adulterio’, ‘non ruberai’; è tutto al futuro, sono promesse di una nuova umanità che vivrà queste dieci parole.

Non sono promesse fatte in generale, sono promesse fatte a ognuno di noi, a ognuno nel proprio percorso terreno: se ti fidi, se ascolti, allora passerai e andrai verso il compimento di queste parole. Prendiamo sul serio queste parole: ‘non ucciderai’ è una promessa ed è così importante questa promessa! Alle volte uccidiamo la speranza, la stima, il buon nome delle persone; oppure addirittura proprio si uccide… quanto malati bisogna essere per arrivare a uccidere! E allora quanto è importante questa promessa di Dio: ci sarà un’umanità che non ammazza più nessuno, dove non ci si uccide più! Tu non ucciderai! Bisognerebbe pregare perché si compia in ognuno di noi questa promessa!

Potremmo parlare a lungo di tutte queste promesse, ma ci fermiamo qui, perché c’è un esempio, un insegnamento che va di pari passo con questa pagina. Infatti le dieci parole devono abitarci, devono trovare spazio in noi; ma come si fa questo spazio? Ecco il Cristo che caccia via i mercanti dal Tempio. Rileggevo oggi diversi commenti a questo testo e tutti sono preoccupati di dire che sì, Gesù ha perso la pazienza per un momento, ma di solito era bravo e tranquillo… capiamoci: Cristo non perde la pazienza, ciò che fece quel giorno nel Tempio è un gesto profetico: il Cristo sgombera il tempio dai cambiavalute, dai venditori, perché si smetta di pensare che se do qualcosa a Dio Lui mi darà qualcosa in cambio. Ma quale mentalità porti nel tempio santo che sei tu? Una mentalità di commercianti? La mentalità di uno che deve vendere e comprare? Gratuità è il volto di Dio! Però al tempo stesso se non liberi il tuo tempio non potrai ottenere il dono di Dio, perché il dono è dato gratuitamente, ma non è dato a caso: fai spazio!

Così le dieci parole sono certamente promesse, ma ti impegnano: non bisogna dire ‘va bene, Dio mi ha detto che non farò il male’ e fermarsi; tu devi dare una casa alla Parola di Dio, devi accogliere queste promesse, ascoltare questa Parola. È una promessa che si compie in noi, ma non senza di noi: questo è il nostro percorso. Allora è così evidente che Gesù fa un gesto nel tempio perché si capisca che è il tempio del corpo che gli interessa, tant’è che poi dice: ‘Distruggete questo tempio’, ma parlava del tempio del suo corpo e perciò stava parlando anche di noi, del tempio sacro che è ognuno di noi.

Con tutto questo ce n’è abbastanza per riprendere con decisione il nostro cammino quaresimale: si avvicina la Pasqua e noi vogliamo farci trovare ravvivati da queste promesse piene di vita e di speranza che oggi Dio sul monte Sinai ha fatto per noi”.