
C’è una parola che risuona nelle letture della Tredicesima Domenica del Tempo Ordinario: accogliere. Su questa parola si è concentrato padre Placido nell’omelia; ecco le sue parole:
“Chi accoglie, chi accoglie, chi accoglie… accogliere è il verbo più ripetuto oggi da Gesù nel suo discorso: accogliere, fare spazio, accettare di non essere soli al mondo, accorgersi che ci sono anche gli altri. Quando l’accoglienza assomiglia a quella del Cristo diventa l’accoglienza non di chi è più importante o ricco o famoso: in quel caso è facile, perché c’è subito un ritorno di immagine, è quasi un’attività auto-remunerativa. Ma accogliere chi è più in difficoltà, questo è accogliere come il Cristo.
La prima lettura ci parla di una grande accoglienza, quella di un profeta, Eliseo, uomo di Dio che una vedova accoglie perché sente che è un uomo giusto, non perché ha alti titoli, non perché è ricco o importante; lo accoglie nella sua casa con un’accoglienza attenta, delicata. Perché ci sono tanti modi di accogliere e alle volte accogliamo quasi con fastidio, con fatica; invece questa donna accoglie veramente e ha anche una risposta a questa accoglienza: il dono della vita, nel momento in cui il profeta le dice: tra un anno stringerai tra le braccia un figlio.
Accogliere, fare spazio alla vita, accorgersi della vita degli altri, accorgersi che hanno dei bisogni. E se fai spazio riceverai vita: ecco il dono che viene fatto a questa donna, il dono più grande, dove l’immagine del figlio significa tante cose: certamente un figlio in carne e ossa, ma anche tutte le tante realtà che nascono dall’accoglienza, che vengono generate dalla nostra capacità di fare il bene. E infatti Gesù questa accoglienza fa in modo che parli proprio di noi, chiamati ad accogliere perché discepoli, quindi accogliere i più piccoli, accogliere perché nel fratello e nella sorella c’è una presenza di Dio, accogliere vedendo nell’accolto il Cristo, come Francesco lo vide in un lebbroso e da quel momento la sua vita cambiò: ciò che mi era amaro – scrive Francesco nel testamento – mi fu cambiato in dolcezza.
Accogliere è accogliere la presenza di Dio nella nostra vita, anche nelle pagine difficili, accogliere la vita e tenerla vicino al cuore. Francesco non era mai stato capace di accogliere i lebbrosi, ma, per grazia di Dio, visto che doveva intraprendere questo cammino, lo stesso Dio gli permise di accogliere e da quel momento la sua vita cambiò. Alle volte dobbiamo superare le difficoltà e proprio nel superare le difficoltà troviamo una forza nuova che diventa il dono di Dio. E non andrà perduta la ricompensa se accogli, anche se dovessi dare solo un bicchiere d’acqua. Ma che sia acqua fresca: Gesù nel Vangelo aggiunge questo aggettivo che dice la sua attenzione, perché non devi dare doni a caso e così l’acqua deve essere fresca e ciò vorrà dire che sarai stato attento.
Allora oggi accogliamo anche noi il Signore Gesù. Il Vangelo dice che gli apostoli accolsero Gesù nella barca ‘così com’era’: alle volte nella vita Dio va preso così com’è, alle volte ti chiedi perché succede una certa cosa; tu prendi il Signore Dio così com’è. Adesso magari è difficile capire, ma capirai lungo il cammino e la sua stessa presenza ti darà forza, ti darà una capacità diversa di guardare le cose. Mettiamo tutto nel cuore di Dio, le tante emergenze di questo mondo, con ancora voci di guerra che sembrano non finire mai… mettiamo anche le nostre esigenze concrete, i tanti bisogni delle nostre famiglie: affidiamo tutto a Dio, certi che, se noi accogliamo lui, lui accoglie noi in un modo ancora più grande e divino”.













