“Fidiamoci del modo che ha Dio di leggere la realtà”

Nella Venticinquesima Domenica del Tempo Ordinario Gesù racconta la parabola dei vignaioli che ricevono tutti la stessa paga, sia quelli che hanno lavorato per tutta la giornata, sia quelli che hanno lavorato un’ora sola: che significato ha una logica che per noi è illogica? Ci ha riflettuto padre Placido nella sua omelia; ecco le parole del parroco:
Gesù si inventa una parabola per parlare di cose che sono sotto gli occhi di tutti: arriva il momento della raccolta, bisogna cercare gli operai che vadano a raccogliere… direte voi: comodo una volta, quando il padrone usciva di casa e gli operai erano tutti lì che aspettavano di poter andare a raccogliere, mentre adesso alle volte devono arrivare dall’altra parte del mondo!
Dunque il padrone esce di casa… perché Gesù parla di una cosa che è sotto gli occhi di tutti? Per aiutarci a leggere le cose, perché le cose certo le abbiamo sotto gli occhi, ma che interpretazione diamo di quelle cose? Il padrone, uscendo alle cinque del pomeriggio, vedendo uno che stava ancora seduto a non far niente, gli chiede: perché stai ancora qui? La risposta che verrebbe a noi in dialetto sarebbe: perché sono un ‘lòfer’, un nullafacente, un pigro, un perdigiorno… per noi sono tutti ‘lòferi’ e perdigiorno! Ma piuttosto, se hai un lavoro, se hai una casa, se hai una famiglia, se sei importante, allora ringrazia Dio, perché stare alle cinque del pomeriggio lì ad aspettare qualcuno che ti chiami significa che non conti niente, che non gli non importi niente a nessuno, che non servi a niente per nessuno… è una condizione umana di una sofferenza che andare a raccogliere le mele al confronto è dieci volte meno faticoso!
Ma il padrone è buono e fa questa domanda sinceramente e la risposta è: perché nessuno ci ha preso a giornata, non ci ha voluti nessuno. Questa umanità è piena di gente che non vuole più nessuno, che sta ai bordi della vita; e noi troviamo sempre dei motivi per dire che è colpa loro, sempre… ma per questo Gesù ci parla del quotidiano, affinché cominciamo a leggerlo con occhi diversi: qui c’è gente che non conta più niente e se andiamo avanti così, quando il lavoro di venti operai lo farà un robot e poi, quando stacchi la spina, il robot sta pure lì buono e non vuole mangiare e non vuole bere e non si ammala e non si lamenta e, se proprio si rompe, comunque puoi comprarne un’altro, allora quanta gente rischia di non contare più niente su questo pianeta! È una parabola che parla di noi, parla di futuro, di ciò che accadrà; e parla anche di un cuore diverso: c’è una dignità anche per te che lavori un’ora sola e nel cuore di Dio sei talmente degno che alla fine avrai la stessa ricompensa.
È ovvio che questa parola è detta per gli ebrei del tempo, per l’Israele del tempo, ma in realtà non è solo l’Israele del tempo a credersi più forte di tutti e al di sopra di tutti… Gesù dice: solo perché siete i primi pensate di essere migliori? Voi, che siete i primi, sarete gli ultimi e chi si sente ultimo sarà il primo. Questa parabola allora ti mette in testa che forse, quando ti senti il primo, non è la condizione migliore; e quando ti senti ultimo forse non è la condizione peggiore.
L’importante è che tu senta che la tua vita è preziosa e che ti senta prezioso innanzitutto per te stesso: tu sei prezioso perché per Dio sei prezioso. E anche se lavorassi solo cinque minuti per la vigna del Signore, il Signore ti tratterà come figlio, anche se sei arrivato alla fine. E il segno che stiamo lavorando davvero nella vigna del Signore è proprio che tutti quelli che, come me e voi, pensano di essere della prima ora, proprio quelli sono contentissimi perché gente che all’ultimo istante entra nella casa del Padre buono. Ma io ho faticato fin dall’inizio… falla finita! Ringrazia Dio se c’è un fratello o una sorella che, all’ultimo respiro, si accorge che c’è un padrone in questa vigna, un padrone che è un Padre buono e non un padrone come gli altri.
Prendiamoci questo insegnamento, il Signore ce lo metta nel cuore. E fidiamoci del modo che ha Dio di leggere la realtà, perché sarà il modo che ci accompagnerà nell’eternità. Le quattro stupidaggini di questo mondo passano in un attimo, ma il modo di ragionare e di amare di Dio resta per sempre: entriamoci con il cuore e con la nostra professione di fede”.